Quando Ciampi visitò Viterbo, il ricordo dell'ex sindaco Gabbianelli: "Impronta indelebile"
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L'ex sindaco Giancarlo Gabbianelli ricorda la visita del febbraio 2002, quando Ciampi fece i complimenti a Viterbo per l'operosità del Comune e i rapporti con l'Università

Nei giorni scorsi un pezzo di Italia è venuto a mancare. Stiamo ovviamente parlando dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, uno dei più amati della storia della Repubblica Italiana, colui che ha restituiti alla nazione l’amore per la propria bandiera e per le sue tradizioni. Alla mente di alcuni viterbesi, in questo momento, torna anche il ricordo della visita che Ciampi, durante il suo mandato da Presidente, fece a Viterbo (qui ieri abbiamo riportato il suo discorso integrale).

Per ricordare al meglio quella giornata ci è sembrata giusto interpellare qualcuno che l’ha vissuta in prima persona: Giancarlo Gabbianelli, all’epoca sindaco di Viterbo. Era il 25 febbraio del 2002 quando il Presidente Ciampi arrivò a Viterbo con la moglie Franca per una visita. Ad accoglierlo c’erano le maggiori cariche istituzionali della città, da quelle politiche, fino alle militari, accademiche ed ecclesiastiche.

“L’impronta indelebile della visita di Ciampi a Viterbo – ricorda l’ex sindaco Gabbianelli – è tutt’ora presente nel Libro d’Onore del Comune, nel quale l’allora Presidente fece i suoi elogi alla città per il modo in cui era amministrata e per la capacità di raggiungere gli obiettivi che ci si era prefissati. Secondo Ciampi era di fondamentale importanza anche l’ottimo rapporto che la Città dei Papi aveva costruito con l’Università che descrisse come sorgente necessaria di vitalità per una città”.

“Ricordo che a colpire positivamente Ciampi fu anche l’ottimo rapporto che c’era tra il Comune e le associazioni di volontariato presenti nella città. Tutti noi oggi ci stringiamo nel dolore della perdita della famiglia dell’ex Presidente, insieme alla moglie Franca, che quel giorno colpì tutti con la sua grande simpatia”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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