Siamo tutti "il Focarone" di Sant'Antonio
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Siamo tutti "il Focarone" di Bagnaia. A "rosolarsi" davanti alla memorabile pira di piazza XX Settembre anche quest'anno sono stati in tanti. Tavoli su cui mangiare rigorosamente in piedi, bicchieri di vino, qualche amaro o similari hanno aiutato a mandare giù la nottata.

Siamo tutti “il Focarone” di Bagnaia. A “rosolarsi” davanti alla memorabile pira di piazza XX Settembre anche quest’anno sono stati in tanti. Tavoli su cui mangiare rigorosamente in piedi, bicchieri di vino, qualche amaro o similari hanno aiutato a mandare giù la nottata.

Lunga, come sempre, per gli incalliti dell’evento. Quelli che dalle 18,30 – momento dell’accensione – se la godono fino a che la catasta di legna non è ridotta a un piano cumulo di carboni ardenti. Fenomeno che si manifesta abbondantemente superata la mezzanotte, praticamente quasi all’alba. Il Sacro Fuoco di Bagnaia, in onore di Sant’Antonio, è uno dei punti obbligati nell’immaginario collettivo della gente di Tuscia.

Ancora esiste chi non l’ha mai visto ma è merce sempre più rara. Chi invece lo porta tatuato nel cuore sono i “focaroli”, i ragazzi che si danno il cambio annuale o quasi nell’organizzazione. Strumento importante, per mantenere vivo il tizzone della tradizione, è il Comitato Sacro Fuoco di Sant’Antonio di Bagnaia.

Una compagine straordinaria che regala a tantissimi una notte davvero magica a ogni inizio di anno. E lo fa con un sapiente lavoro di raccolta e accatastamento della legna necessaria durante l’anno. Perché quello che brucia non è frutto del lavoro di qualche ora, ma di una vera e propria esperienza che coinvolge tempo e persone. Che costruisce amicizia e senso di attaccamento al paese.

Spettacolo ben gestito, ieri sera, da The Raggae Circus di Adriano Bono e da Simone Gambari con full band. Abbondanza di “cavallucci”, il dolce tipico della ricorrenza, in piazza e tanta voglia di stare insieme e fare festa.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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