VITERBO – Nella città di Viterbo ci sono 58 appartamenti che dovevano essere destinati, secondo regolare graduatoria, a famiglie e persone in difficoltà economica. Su questi 58 appartamenti, realizzati con i soldi di tutti i cittadini, non c’è più alcun controllo. Sono stati presi con la violenza e l’arroganza da alcune persone che, non avendo alcun titolo per abitarci, li hanno di fatto occupati.
Cinque di questi, dei 25 che si trovano nel solo quartiere di San Faustino, sono stati liberati alle prime luci del giorno di giovedì scorso. Ora l’Ater dovrà eseguire una serie di lavori per ripristinare il decoro e quindi potrà chiedere al Comune di indicare, in base alle graduatorie dei Servizi Sociali, a chi dovranno essere consegnati. Solo a San Faustino però ce ne sono ancora 20 occupati abusivamente. Poi gli altri in altre zone di Viterbo, una gran parte dei quali a Santa Barbara.
Quanto accaduto la mattina di giovedì quindi sembra essere solo l’antipasto di una nuova, probabilmente imminente, ondata di sgomberi. Questo perché dopo i primi cinque appartamenti l’apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine è stato pressoché unanime. Al netto di qualche opinione ideologica contraria e qualche bastian contrario per giochetti della politica.
In alcuni casi le occupazione sono state realizzate non su appartamenti vuoti ma a danno di persone (per lo più anziani) che ci abitavano. Ha colpito l’opinione pubblica la trasmissione mandata in onda su Rete Quattro lo scorso settembre dove si racconta la storia di una signora di 84 anni andata a Belcolle perché malata e che una volta dimessa non ha trovato più né la propria casa né gli oggetti e i ricordi di una vita. Tutto buttato dagli occupanti.
Una situazione, quella delle occupazioni, che oltre a realizzare un’ingiustizia in barba a tutti i cittadini determina anche il declino delle condizioni di legalità e la qualità della convivenza in determinati quartieri. Ha colpito sempre della trasmissione di Rete Quattro il livello di omertà tra i residenti intervistati. “Meglio non parlare”, “non posso parlare”. Queste le frasi più utilizzate. Una reticenza che mostra tutta la paura che chi è costretto a vivere vicino ai violenti occupanti vive ogni giorno.
E dopo la prima ondata di sgomberi ci sono tanti cittadini che aspettano, impazienti e con speranza, il ritorno della polizia.





















