Sgarbi: "Se mio mandato finisse prima non mi ricandiderei a Sutri"
SGARBI
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SUTRI - Vittorio Sgarbi annuncia che non si ricandiderà a Sutri. Lo fa in una nota a risposta a una diatriba tutta interna al paese. 

SUTRI – Vittorio Sgarbi annuncia che non si ricandiderà a Sutri. Lo fa in una nota a risposta a una diatriba tutta interna al paese. 

“Nulla di prevedibile, anche perché l’età porta consiglio e limita l’indignazione – si legge nel testo -. Non ho mai letto le note della candidata alle prossime elezioni, perché il mio rapporto con i social è passivo: indico cosa scrivere o cosa annunciare, e ricevo, de relato, quello che candidi e contaminati scrivono. Dunque, quando ho annunciato esposti alla magistratura mi riferivo soprattutto a osservazioni indecorose, che mi erano state trasmesse, all’indirizzo del capo dell’opposizione, Lillo Di Mauro, umiliato, ridicolizzato, nella sua legittima omosessualità, irrisa come vergogna. Era questo, fra l’altro, che intendevo inaccettabile e diffamatorio. Io sono assolutamente tranquillo. Innanzitutto per il plagio rivelatore della fantomatica lista “Civiltà Italiana”, che io indicai come denominazione possibile di un movimento politico in alternativa a “Rinascimento”: nelle agenzie resta ancora traccia di questa mia suggestione, come superamento delle sigle generiche e qualunquiste, da Forza Italia a Fratelli d’Italia. Dovrei trovarmi, dunque, contrapposto a me stesso, con chi usa i miei stessi concetti.

E tranquillo anche, per una semplice ragione, che qui rivelo: sconfiggermi sarà impossibile a chiunque perché (ammesso che pur non sia io a dimettermi prima della fine del mandato, per naturale logoramento, privo di collaboratori diretti per la inevitabile persistenza della politica locale) non mi ricandiderò per un secondo mandato. Non sarò sconfitto ma semplicemente superato da chi, candido o contaminato, verrà dopo di me. E certo, per Sutri, sarà noia. I molti mandati che ho avuto si sono conclusi prima del termine naturale e, se anche questo dovesse esaurirsi naturalmente, il mio temperamento irrequieto mi porterebbe altrove”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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