Sgarbi pensa a candidarsi come sindaco di Viterbo

VITERBO - Vittorio Sgarbi strizza l'occhio a Palazzo dei Priori. Dopo la caduta di Giovanni Arena e l'apertura del commissariamento, che guiderà il Comune fino alle prossime elezioni di giugno, si apre di fatto la campagna elettorale.
VITERBO – Vittorio Sgarbi strizza l’occhio a Palazzo dei Priori. Dopo la caduta di Giovanni Arena e l’apertura del commissariamento, che guiderà il Comune fino alle prossime elezioni di giugno, si apre di fatto la campagna elettorale.
“Seguo con interesse gli sviluppi. Chissà che non sia giunta l’ora del Rinascimento, anche a Viterbo”. Le parole che chiudono il comunicato stampa con cui Sgarbi è recentemente intervenuto sull’esposizione delle opere di Del Piombo nel nuovo Museo dei Portici.
Parole che non sono passate inosservate agli addetti ai lavori e agli interessati delle vicende politiche del capoluogo.

Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

















