
Vittorio Sgarbi torna in città e picchia duro. Strilla di meno, ma è molto incisivo: “Il museo civico è ancora chiuso? Anche a Ferrara è accaduta la stessa cosa, ma lì c’è stato il terremoto. Forse Viterbo ha avuto amministrazioni peggio del terremoto”.
In prima fila, a guardare fisso il critico d’arte – a Viterbo per parlare di Caravaggio al festival Caffeina – il sindaco Leonardo Michelini. E Sgarbi, a suo modo, ne ha anche per lui: “Se papa Francesco fosse stato il sindaco di Viterbo il museo civico sarebbe aperto”.
L’apertura dell’intervento su uno dei personaggi più affascinanti dell’arte italiana è una sorta di preambolo sulla città dei papi e le sue assurdità. Quella città dei papi che ha il suo più importante gioiello in palazzo papale. “Un palazzo visitato, che non ha niente da far vedere perché dentro è vuoto”, tuona Sgarbi. “Avete in città uno dei quadri più importanti del mondo: La Pietà di Sebastiano del Piombo; lo scorso anno consigliai di mettere quest’opera e ‘La Flagellazione’ (sempre di Del Piombo n.d.r.) all’interno della vuota sala del conclave. Non è stato possibile farlo perché il sovrintendente non ha capito”.


















