Natale viterbese, Sgarbi e scafandri
Sgarbi
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La parola del giorno non è "capra" ma "scafandro". Questo il colore "sgarbiano" della giornata d'apertura delle due mostre pensate dall'amministrazione Michelini per dare risalto alla città di Viterbo durante le feste.
Vittorio Sgarbi

La parola del giorno non è “capra” ma “scafandro”. Questo il colore “sgarbiano” della giornata d’apertura delle due mostre pensate dall’amministrazione Michelini per dare risalto alla città di Viterbo durante le feste.

Vittorio Sgarbi, l’urlatore tv ma anche il critico d’arte,  è arrivato in città per l’inaugurazione dei due eventi espositivi ‘Sebastiano Del piombo, opere del Museo Civico di Viterbo’ e ‘Natività Stern al Gonfalone’. I primi episodi della trilogia che vede il suo compimento nella serata di oggi con lo start up dato al Festival delle Luci di Viterbo. Il Natale Viterbese è servito, almeno nei fondamentali.

“Scafandro, scafandro, scafandro”

La parola è stata utilizzata da Sgarbi per definire le strutture, veramente terribili, che imprigionano i quadri di Del Piombo esposti all’interno della Sala Regia del Comune. Allestimento pieno di criticità che lo stesso Sgarbi ha voluto evidenziare. Gli scafandri sono stati imposti dalla Sovrintendenza perché servono a proteggere le opere di grande valore. La Sala Regia, dove gli scafandri coprono gli autoctoni dipinti alle pareti, è stata una scelta obbligata dopo il niet incassato sulla possibilità di allestire la mostra a Palazzo Papale. Anche Sgarbi si è dovuto arrendere alla realtà dei fatti e quello che i viterbesi potranno vedere nei prossimi giorni a Palazzo dei Priori è stato il miglior risultato possibile.

Sgarbi ha raccontato l’origine di queste mostre, figlie di un confronto maturato a La Quercia tra lui e Leonardo Michelini. Il tutto sotto gli occhi dei viterbesi presenti che tra i riflessi violacei delle luci degli scafandri non staccavano gli occhi dagli psichedelici quadri del grande pittore veneto.

La deposizione

Del Piombo, patrimonio viterbese dimenticato in soffitta

“Dopo gli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina i lavori pittorici più significativi nel Lazio sono proprio i quadri di Del Piombo”, parola di Vittorio Sgarbi. C’è da sentirsi quasi male di fronte alle parole del critico d’arte. Abbiamo in casa un patrimonio immenso e in città non c’è uno straccio di cartellone fisso, sulle mura non c’è uno straccio di manifesto (stile Macchina di Santa Rosa patrimonio Unesco) capaci di segnalare che siamo la città dei quadri di Del Piombo? Roba da mani nei capelli e infatti Sgarbi se la passa più e più volte durante la lectio magistralis a tirare via improntata in Sala Regia.

L’augurio è che oltre a fare la mostra negli uffici del Comune individuino anche strategie per capitalizzare questi quadri.

Al Gonfalone c’è Stern 

La mattinata con Sgarbi è continuata presso la chiesa del Gonfalone, luogo spesso chiuso. Al centro è stata posizionata ‘La Natività’ di questo pittore tedesco del ‘700, facente parte della collezione privata di Sgarbi. Qui senza scafandro, visto che è roba privata ma anche di tutt’altro valore rispetto ai quadri esposti in Comune.

Il vuoto pneumatico sul fronte comunicazione

Da giorni su La Fune stiamo sottolineando l’assenza di comunicazione per quanto riguarda il Natale viterbese. Non siamo stati gli unici a notare l’assurdità. Lo stesso Sgarbi più e più volte ha ripetuto il mantra “comunicazione, comunicazione, comunicazione”, per far conoscere questi eventi a Roma ma anche oltre. Non sappiamo se per oltre intendesse ‘Oltre le Mura’.

Immancabile Caffeina

Anche Sgarbi non ne ha potuto fare a meno. A più riprese, nel corso della lectio magistralis, ha tirato fuori il nome del festival viterbese di letteratura. In un caso almeno anche omaggiando il presidente del consiglio comunale Filipppo Rossi e l’assessore alla Cultura, che giustamente lui ha conosciuto all’interno di Caffeina.

 

Conclusione ad effetto

“Scafandro, scafandro, scafandro, scafandro, scafandro, scafandro …”, non stiamo dando libero sfogo a un mantra sgarbiano. Stiamo semplicemente contando tutti gli orribili “scafandri” neri che sono stati posizionati dagli organizzatori del Festival delle Luci nelle piazze e in prossimità dei luoghi più suggestivi di Viterbo.

Vi lasciamo con un mantra più alla Sgarbi: “capra, capra, capra”. Rivolgetelo a chi volete.

Ultima cosa

Se eravate tra i presenti e avete notato un signore onnipresente, se lo state vedendo ovunque da un po’ di mesi a questa parte non preoccupatevi, non è Dio.

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