Sgarbi ad Allegrini: "Chi critica la spesa di soldi in mostre vuole una Viterbo sterile e improduttiva"
VittorioSgarbi
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VITERBO - Vittorio Sgarbi risponde alle questioni sollevate dal consigliere Laura Allegrini in merito ai soldi spesi per la realizzazione delle mostre realizzate in città negli ultimi otto mesi.

VITERBO – Vittorio Sgarbi risponde alle questioni sollevate dal consigliere Laura Allegrini in merito ai soldi spesi per la realizzazione delle mostre realizzate in città negli ultimi otto mesi.

“In merito alle accuse mosse dal consigliere Laura Allegrini, e da altri membri dell’opposizione, alle iniziative espositive che il mio assessorato sta organizzando, occorre, questa volta, specificare alcune questioni. La mia presenza nel governo locale serve a garantire che Viterbo si affermi come luogo dell’arte, facendo sì che gli italiani possano conoscere la ricchezza del suo patrimonio e della sua storia millenaria – così Sgarbi -.

Per poter compiere questa missione è necessario investire, proponendo iniziative che permettano alla città di allontanarsi dalla dimensione della provincia, soprattutto dopo aver lanciato la candidatura di Viterbo a Capitale europea della Cultura 2033. Le mostre che ho organizzato sono esattamente un mezzo utile a perseguire questo obbiettivo e rappresentano precisi valori morali e civili, nello spirito della Nazione, secondo cui un comune non è un’azienda, la cui attività si risolve in una produzione che, ogni volta, garantisce un guadagno certo, specie in una città come la nostra non avvezza a questo tipo di iniziative. È curioso, dunque, sentire l’opposizione affermare che le nostre esposizioni siano di seconda mano, proprio in un luogo sterile da questo punto di vista. È mia premura specificare che le mostre sinora inaugurate rappresentano la maniera più agevole di portare la grande arte in città con una spesa contenuta.

Ho scelto, difatti, esposizioni già composte che poi ho ricostruito a Viterbo, integrando non replicando, facendo dialogare artisti universali con artisti locali, per esaltare il patrimonio viterbese: ho posto Michelangelo in dialogo con Sebastiano del Piombo – che noi abbiamo finalmente rivalutato, in un impeccabile allestimento nel museo dei Portici e, soprattutto, accostandole all’invenzione del Buonarroti, così come con la mostra Fakes, inizialmente composta in società con Ferrara, proponendo Annio da Viterbo e Omero Bordo e per l’esposizione inaugurata il 7 marzo, in cui ai dipinti di Maria Prymachenko sono stati affiancati quelli di Bonaria Manca, artista che ha vissuto e creato a Tuscania. Così facendo, la nostra amministrazione ha certamente investito finanziamenti pubblici, ma sempre somme ragionevoli e molto inferiori a quanto sarebbe stato necessario se si fossero portate le opere dalle diverse collezioni. Da qui si può riconoscere, con un semplicissimo ragionamento, l’indubbia originalità delle esposizioni che finora sono state prodotte le quali, tengo a sottolineare, hanno permesso a Viterbo di essere costantemente sulle cronache nazionali, grazie ai contributi della stampa e della televisione, da Mediaset, alla Rai, ai principali quotidiani. Opportunità senza precedenti.

È essenziale specificare, inoltre, il significato dell’esposizione dedicata a Maria Prymachenko e a Bonaria Manca, iniziativa che non si può di certo ridurre a una mera questione di numeri e costi. Per questa proposta ho agito come assessore e, ancor più, in veste di sottosegretario, organizzando una mostra di Stato, perfettamente in linea con la visione del governo Meloni, per onorare il popolo ucraino condannato alla guerra da oltre un anno, con la proposta di dipinti di una delle più popolari artiste ucraine, prima al Mart di Trento e Rovereto e solo qualche giorno dopo a Viterbo ponendo le opere della Prymachenko in dialogo con quelle della “locale” Manca, con l’obbiettivo di far sentire la dimensione universale dello spirito dell’artista ucraina.

Il mio assessorato, sin dal suo insediamento, è stato produttivo e vivo, anche grazie al costante lavoro del mio assistente Emanuele Ricucci, e anche dell’architetto Cesarini, nell’esclusivo interesse della città. Comprendo la necessità dell’opposizione di doversi manifestare per esistere, ma credo che per esprimersi su sistemi complessi sia necessario saper come funzionino, evitando affermazioni superficiali e propagandistiche che, forse, tradiscono la volontà di chi le muove: lasciare la città nella eterna condizione di provincia, sterile e improduttiva.

Vittorio Sgarbi
Assessore alla Bellezza della Città di Viterbo
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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