

ROMA – Assedio a Zingaretti, il centrodestra vuole dare la spallata al governatore del Lazio e riportare i cittadini al voto. Nella giornata di giovedì 22 novembre tredici consiglieri di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – guidati da Stefano Parisi – hanno presentato la mozione di sfiducia che dovrà essere discussa, da regolamento, entro quindi giorni. Quindi prima di Natale conosceremo meglio che aria tira in Regione.
La fotografia del consiglio regionale ci dice che la maggioranza di Zingaretti è in realtà una “non maggioranza”. Risulta infatti, per effetto delle storture della legge elettorale regionale, composta da 24 consiglieri più il presidente. Mentre all’opposizione troviamo 26 consiglieri. Ragione per cui il governo Zingaretti deve trovare in aula appoggi continui e motivo per il quale il tutto potrebbe finire in qualsiasi momento. Se la maggioranza dei consiglieri eletti decidesse di accettare il “tutti a casa”.
Ma da chi è composta la minoranza-maggioritaria? Stefano Parisi, 5 consiglieri di Forza Italia, tre di Fdi, 3 della Lega, uno di Noi con L’Italia, due del gruppo misto, Pirozzi e 10 pentastellati. La mozione di sfiducia è stata firmata da 13 consiglieri: Parisi, 5 Forza Italia, 3 FdI, 3 Lega, 1 Noi con L’Italia. Pirozzi è stato tenuto fuori e lo stesso ha però dichiarato, in queste ore la sua disponibilità a firmare la mozione rilanciando su un’altra via: “Andiamo dal notaio in 26 e lo mandiamo a casa”.
Sulla stessa linea i consiglieri del Movimento che hanno annunciato, per bocca di Roberta Lombardi, che voteranno a favore della sfiducia. Il centrodestra di fatto pone il punto di domanda e ognuno delle minoranza dovrà decidere se essere tra quelli che dicono no a Zingaretti e al suo “modello Lazio” o tra chi vuole mettere fine per riconsegnare la Regione agli elettori.
Roberta Lombardi mostra però scetticismo sulle possibilità che l’azione politica vada in porto: “Sappiamo che quasi sicuramente non passerà, perché attualmente sono proprio due ex consiglieri del centrodestra, fuoriusciti e poi approdati nel gruppo misto, a garantire la maggioranza alla Giunta Zingaretti, tramite il cosiddetto “Patto d’Aula”, da noi ribattezzato “Pacco d’Aula”, per la Regione e per i cittadini che avevano votato un altro progetto politico”. E a quanto pare proprio i due consiglieri sono l’unica speranza del governatore.

















