
“Aggregazione” versus Unindustria & Co. Due blocchi si contendono la prossima guida della Camera di Commercio di Viterbo. La questione tiene banco da giorni sui giornali cittadini, a suon di indiscrezioni e di dichiarazioni da parte delle diverse associazioni di categoria.
Il nome “Aggregazione” indica un blocco composto da Federlazio, Confartigianato, Confesercenti e Confcommercio. In poche parole servizi, commercio e parte dell’artigianato. L’altra metà del cielo degli artigiani (CNA) sta invece con Unindustria e le sigle dell’agricoltura (capitanate da Coldiretti). Al loro fianco i sindacati e il mondo della cooperazione.
Il peso specifico dei due blocchi all’incirca si equivale in termini di voti e sono questi l’unica cosa che conterà quando a maggio serviranno per eleggere la nuova giunta e il presidente. A oggi non c’è un nome netto su quest’ultima figura. Nessuno è uscito allo scoperto ma le indiscrezioni danno per certo in Domenico Merlani il candidato di Unindustria & Co mentre sull’altro versante il più quotato sembra essere Rino Orsolini (oggi presidente di Federlazio).
I due schieramenti hanno assunto atteggiamenti diversi in quest’ultima settimana. Il blocco di Unindustria ha “parlato”, a mezzo stampa e con diversi interventi delle sigle a sostegno, della necessità di un presidente imprenditore, giovane e dinamico. L'”Aggregazione” non ha fiatato ma stamattina ha tirato delle belle bordate, in un’apposita conferenza stampa tenuta nella sede di Confartigianato, sui diretti rivali.
Le frecciate più significative sono arrivate da Vincenzo Peparello (Confesercenti): “Merlani chi? E’ entrato in giunta camerale da due mesi, dopo l’uscita di Delli Iaconi e lo conosco poco. Certo è un imprenditore ma in questa partita tutti lo siamo”.
Mauro Barlozzini (Ascom) ha fatto battere la lingua dove il dente duole: l’anomalia viterbese. In pratica i fatti stanno così: a Roma le associazioni di categoria che rappresentano le piccole e medie imprese hanno stretto un’alleanza (Alleanza 97,6) che tiene fuori Unindustria. La percentuale è data dal peso delle realtà che costituiscono il sistema delle pmi nel Lazio (quindi il 97,6% sono piccole e medie imprese), il restante 2,4 sono le industrie che fanno capo a Unindustria naturalmente. In questo patto romano troviamo anche CNA e Coldiretti (e altre sigle dell’agricoltura), così come il mondo della cooperazione. A Viterbo no, ed è appunto questa anomalia al centro del discorso di Barlozzini. “Gli interessi dei piccoli e medi imprenditori, che anche nella Tuscia sono maggioranza assoluta, non sono gli stessi dei grandi imprenditori”, questo in sintesi il ragionamento.
Al momento la palla è al centro.
Se la situazione rimanesse inchiodata sul quadro odierno la provincia di Viterbo è destinata ad avere, entro maggio, una guida “zoppa” della Camera di Commercio. I due schieramenti, equivalendosi, hanno bisogno di trovare una sintesi. C’è bisogno che gli aspiranti presidenti facciano un passo avanti e inizino a mediare.
A questo punto risulterà favorito il presidente a capo del blocco più “liquido”, quello cioè dove non ci sono già accordi rigidi tra le varie componenti. Lo schieramento più “ingessato” infatti è destinato a crollare e sbriciolarsi sotto le grandi manovre diplomatiche che si rendono necessarie per allargare il giro. Sempre che, visto lo stallo in atto, qualcuno non decida di mollare prima di finire impantanato e giocarsi un po’ la faccia.


















