
SETTIMANA ALBERTO SORDI – A neanche vent’anni dalla fine della guerra il regista Luigi Comencini coadiuvato dai celebri sceneggiatori Age e Scarpelli e da Marcello Fondato decide di affrontare una pagina tra le più amare dell’ultimo conflitto mondiale: quella dell’otto settembre 1943 che portò di fatto dapprima a un clima di stallo istituzionale causato dalla fuga dei sovrani e del primo ministro Badoglio dalla Capitale e successivamente a una divisione e a una guerra civile nel paese. Come protagonista sceglie un attore fino ad allora noto per interpretazioni perlopiù leggere a parte un ruolo minore drammatico nel film di produzione americana “Addio alle armi”: Alberto Sordi.
Il risultato è un capolavoro ineguagliato nonché l’unico film fino ad ora realizzato che rievoca quel momento tragico.
Come in una commedia di origine classica che unisce la maschera del riso a quella del dramma, Comencini partendo dal giorno dell’annuncio dell’armistizio fino a giungere a Napoli alla vigilia delle quattro giornate che liberarono la città dai tedeschi mostra un metaforico viaggio agli inferi che vede i suoi protagonisti progressivamente spettatori, vittime e attori dello stesso destino comune a tanti compatrioti.
Lungo le coste del Veneto l’otto settembre 1943 in una caserma dell’esercito risuona la notizia dell’armistizio. I soldati, disorientati ma anche stanchi dal lungo e inutile conflitto si danno alla fuga e con un po’ di ritardo anche il sottotenente Innocenzi ( Sordi) e due suoi soldati, rimediati alcuni abiti civili iniziano il loro viaggio. Dopo aver rifiutato di unirsi alla Resistenza, Innocenzi, novello Ulisse, e i suoi sottoposti, nel viaggio di ritorno, vengono a contatto con una serie di situazioni ed eventi che contribuiscono alla crescita morale e spirituale del protagonista fino ad allora prigioniero di un finto “dover di patria” e vittima soprattutto di un‘accidia esistenziale che viene rimossa gradualmente dopo aver assistito ad atti di violenza e di coraggio fino ad allora mai conosciuti: la morte di un soldato che ha tentato di difendere una giovane ebrea, le tragiche morti dei suoi commilitoni avvenute proprio quando sono tornati dalle loro famiglie e in particolare del geniere Ceccarelli ( Serge Reggiani), la silente e calcolata connivenza dell’anziano padre ( Eduardo De Filippo) verso la nuova situazione.
Inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, progetto che si occupa di salvaguardare cento pellicole di particolare interesse storico-culturale girate tra il 1942 e il 1978, “Tutti a casa” merita di essere visto , ma anche conservato nella personale cineteca che ogni cinefilo che si rispetti dovrebbe avere
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Primo Tempo
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