Sesso templare nella tomba dipinta di Tarquinia, ce lo racconta il Corriere della Sera
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Etruschi e templari hanno condiviso un luogo: una delle tombe dipinte di Tarquinia. La storia finisce sul Corriere della Sera, dove il giornalista si pone una domanda importante: perché questo luogo così straordinario è poco conosciuto?

Templari ed etruschi, lontani nel tempo ma non nello spazio. E che spazio! Sotto la lente del Corriere della Sera, attraverso la penna di Edoardo Sassi, è finita la tomba dipinta denominata Bartoccini. Porta il cognome  del soprintendente dell’Etruria Meridionale che la scoprì nel 1959. E’ una delle tante sepolture della necropoli di Monterozzi, ma oltre gli etruschi c’è di più: i templari. 

“Usavano queste stanze – racconta il giornalista – per le loro pratiche sessuali, come rivelano alcuni graffiti piuttosto espliciti nel contenuto sulle pareti”. Si tratta di disegni effettuati nel Medioevo, per mano di appartenenti all’Ordine del Tempio. “In questi ambienti sotterranei – continua Sassi – compivano riti d’iniziazione all’ordine (al tema è dedicato un recente volume, Graffiti templari. Scritture e simboli in una tomba etrusca di Tarquinia, curato da Carlo Tedeschi, paleografo che ha interpretato scritti e simboli”.

Il Corriere dà notizia della prossima apertura, a settembre, al pubblico della tomba etrusco-templare. Un unicum storico che è valso alla Tuscia, e a questo tesoro riconosciuto, dieci anni fa, come patrimonio Unesco le pagine di uno dei maggiori giornali nazionali.

 

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Il giornalista ne approfitta per raccontare anche il resto. Da sottolineare un passaggio dell’articolo: “Ce n’è insomma abbastanza, per fare della Tarquinia etrusca un luogo davvero magico e attrattivo, chissà perché sempre troppo poco visitato soprattutto da quei romani che pure ce l’hanno a portata di auto (poco più di un’ora di macchina, dopo Civitavecchia, direzione Grosseto)”. Ce lo domandiamo anche noi, sottolineando quanto poco è stato fatto per sviluppare il turismo in queste nostre terre.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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