Servirebbe uno chef...
chef viterbese
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Per tenere a galla un territorio in questi tempi postmoderni occorre saper vedere quello che ancora non c'è, avere le antenne e la forza d'immaginare strade funzionali e rampanti. Servirebbe uno chef...

La promozione di un territorio passa sempre di più, in un mondo ridotto a villaggio globale anche per la tavola. E soprattutto passa anche attraverso personaggi in grado di attirare l’attenzione dei frequentatori dei media sulle vicende che riguardano il cibo di un luogo. Chi meglio di uno chef riesce a farlo? Il successo di tanti programmi televisivi, uno su tutti ‘Master Chef’, dedicati al genere fa scuola.

Chi non conosce Joe Bastianich? E quello che questi maestri dell’arte della cucina dicono diventa cult, diventa suggerimento da seguire. Ecco che per un territorio avere uno di questi moderni sacerdoti del mangiare e bere bene dalla propria parte diventa una grande fortuna. E chi amministra un territorio dovrebbe avere le antenne dritte e capirle queste cose e utilizzare l’istituzione che governa e i fondi che amministra proprio per coltivare e incentivare al suo interno queste possibilità.

Perché il Comune di Viterbo o la Provincia non investono più risorse su questo fronte? C’è anche una scuola alberghiera che risponde a Palazzo Gentili, perché non investire risorse funzionali a far studiare, viaggiare e crescere professionalmente qualche giovane viterbese aspirante chef? Potrebbero presentare al mondo piatti con prodotti made in Tuscia, a Marchio Tuscia Viterbese. E questo sarebbe un biglietto da visita niente male per questa disgraziata, perché male amministrata, provincia.

Anche la Camera di Commercio dovrebbe iniziare a interessarsi a questo aspetto e incentivare la carriera dei viterbesi appassionati dei fornelli. Farli viaggiare, mandarli a partecipare a eventi di richiamo nel mondo, con al seguito l’olio dop di Canino o le lenticchie di Onano o l’Est!Est!! Est!!!, o l’Aleatico di Gradoli equivarrebbe a impostare un discorso serio di marketing territoriale.

Speriamo che il consiglio venga recepito e che presto questa mentalità di investire su chef del territorio venga concretizzata. Le occasioni potrebbero essere dietro l’angolo, il futuro ci chiede di saperle cogliere.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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