
VITERBO – C’è un cattivo fattore culturale da stroncare tra i viterbesi: la “pisciata” selvaggia dei proprio cani. Da qualche anno a questa parte i proprietari nostrani degli amici a quattro zampe hanno imparato a raccogliere le deiezioni dei propri compagni di vita ma non hanno ancora capito che tutti i tipi di bisogno del proprio animale non possono essere scaricati dove capita a danno di residenti e turisti.
Il fenomeno della “pisciata” selvaggia è evidente a colpo d’occhio passeggiando per il centro storico. Per testimoniarlo abbiamo pubblicato qualche foto che è stato facile scattare facendo un rapido giro in centro.
Non certo un bel vedere ma soprattutto non proprio un bel sentire col naso. Se pensiamo che molti bisogni sono “liberati” anche in prossimità dei negozi capiamo bene che la faccenda non è più tollerabile.
Invitiamo Palazzo dei Priori, nella persona dei consiglieri di maggioranza e opposizione, a portare il tema in sala d’Ercole e trovare una strada adeguata per contrastare il triste fenomeno che contribuisce a degradare e squalificare il centro storico. Ovviamente la questione è valida per tutta la città, anche nei quartieri periferici.
Perché se è vero che “pecunia non olet”, frase coniata da Vespasiano proprio parlando di pipì (nello specifico della tassa che lui volle sull’urina) la “pisciata” selvaggia olet parecchio e soprattutto compromette il senso di decoro e pulizia generale.


















