Sergio Caci condannato a 3 anni e 2 mesi; "Ribadisco la mia innocenza, accuse abnormi nei miei confronti"
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MONTALTO DI CASTRO - Il sindaco è accusato di avere deciso, con soldi del Comune, la ristrutturazione di due bagni nelle ex case Enel. Nello specifico gli vengono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e peculato. La ristrutturazione, secondo l'accusa, avrebbe riguardato la proprietà di un suo amico, per la cifra di circa 18mila euro.

MONTALTO – Condanna a 3 anni e 2 mesi di reclusione per il sindaco Sergio Caci. Così ha deciso il tribunale di Civitavecchia.

Il sindaco è accusato di avere deciso, con soldi del Comune, la ristrutturazione di due bagni nelle ex case Enel. Nello specifico gli vengono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e peculato. La ristrutturazione, secondo l’accusa, avrebbe riguardato la proprietà di un suo amico, per la cifra di circa 18mila euro.

Il processo è partito a seguito della denuncia dell’allora segretario Pd Quinto Mazzoni, risalente al 2013. Per la stessa vicenda condannato anche il funzionario responsabile del Demanio e Patrimonio Paolo Rossetti, assolto l’affittuario dell’appartamento.

”Ho appreso della sentenza di condanna del tribunale di Civitavecchia sul processo nato dalla denuncia del segretario del PD di Montalto di Castro. Rispetto la decisione del Tribunale, ma ribadisco con forza e convinzione la mia assoluta innocenza e quella del responsabile del servizio lavori pubblici all’epoca dei fatti – ha commentato lo stesso Caci sui suoi profili social nel pomeriggio di ieri -.

Ritengo abnormi le accuse mosse nei nostri riguardi e mi amareggia che il tribunale non abbia colto la vera natura della costruzione fatta dagli accusatori e delle loro reali intenzioni. La verità è un’altra e verrà certamente accertata nelle opportune sedi. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per proporre appello.

Fare il sindaco oggi non è per niente semplice e si rischia di rispondere di fatti che molto spesso neanche si conoscono. Per questo, se i miei concittadini lo vorranno, continuerò a svolgere il mio servizio politico e sociale con la trasparenza e l’entusiasmo di sempre. Se qualcuno invece pensa di fermarmi o intimorirmi attraverso i tribunali si sbaglia di grosso. Grazie a tutte le persone che mi sono vicine e credono nel mio lavoro: vado avanti a testa alta”.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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