
“Il primo passo è la lotta a 107 pozzi abusivi”, così Fausto Sensi. All’incontro davanti alle ex Terme Inps c’è l’ospite a sorpresa, che veramente sorprende e ribalta le prospettive sul termalismo viterbese.
“Dobbiamo essere tutti uniti – così il rappresentante di Terme dei Papi – per permettere alla città di sviluppare questo comparto importante per l’economica e i posti di lavoro. Per me ci sarebbe abbastanza acqua per dare vita ad altri cinque impianti, da aggiungere ai già esistenti delle Terme dei Papi e delle Salus. Se si riesce a dare corpo a una rete d’imprenditori del settore diventa possibile pensare anche investimenti e azioni congiunte capaci di fare bene a tutti e in primis a Viterbo”.
Il contesto è l’iniziativa organizzata in maniera congiunta da Solidarietà Cittadina e Piazza Democratica, componente del Partito Democratico. Lo scenario è il “mammut” delle ex Terme Inps che con la sua desolazione racconta il destino spezzato di una città termale.
Al tavolo ci sono i frontmen di Solidarietà Cittadina, Franco Marinelli e Daniele Cario, e diversi rappresentanti di Piazza Democratica come Massimo Pistilli, Alessio Trani e Andrea Cutigni. Presente anche una memoria vivente del termalismo locale come Giovanni Faperdue. La scena però è per Sensi, l’imprenditore.
E’ lì per lanciare un messaggio chiaro: “i nemici non siamo noi, anzi dobbiamo stare insieme per pressare il Comune e trovare un quadro di sistema”. Parole sante per gli organizzatori dell’incontro, che esprimono grande soddisfazione per come il tutto si è sviluppato.
Prossima tappa annunciata da Solidarietà Cittadina e Piazza Democratica è un incontro pubblico sul termalismo, da tenersi i primi di settembre. Probabilmente il 5 del mese. Inizia di fatto un’operazione verità sullo stato dell’arte, funzionale a far emergere un ragionamento di sistema sul termalismo.
Assente all’incontro di oggi il Comune di Viterbo e quindi è stato impossibile avere risposta a due delle tre domande annunciate in questi giorni dagli organizzatori. La presenza di Sensi invece ha reso possibile una sua risposta sulla questione dei lavoratori addetti ai fanghi sospesi dal lavoro. Innanzitutto è emerso che non si tratta di 30 persone ma di 12.
Fausto Sensi ha dichiarato che se il Comune non risolve i problemi con “la callara” e continua a non arrivare acqua diventa difficile pensare a un loro ritorno al lavoro. “Tutto dipende dal Comune – così Sensi -. Abbiamo chiesto più volte di intervenire e risolvere il problema e fatto presente che questa cosa ci sta danneggiando e danneggia anche i lavoratori rimasti a casa. Aiutateci a farlo capire a chi ci amministra”.


















