Sei importanti opere d'arte tornano nei musei della Tuscia
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VITERBO - Tornano nella Tuscia sei importanti reperti e opere d'arte. Appartengono al patrimonio del territorio ma decenni fa furono portate in musei più grandi, per finire nella maggiore parte dei casi nei magazzini.

VITERBO – Tornano nella Tuscia sei importanti reperti e opere d’arte. Appartengono al patrimonio del territorio ma decenni fa furono portate in musei più grandi, per finire nella maggiore parte dei casi nei magazzini.

Si tratta dell’Efebo di Sutri, scultura in bronzo del primo secolo avanti Cristo. Lascia il Museo Nazionale Romano per arrivare al Doebbing. Rientrano due importanti dipinti a olio su tela di Vouet, dal Castello di Racconigi di Cuneo rientrano a Palazzo Altieri  di Oriolo Romano (XVII secolo). Sempre a Palazzo Altieri, in partenza dal Brera di Milano, un altro dipinto. Si tratta dell’Immacolata Concezione tra i Santi Pietro e Paolo, Clemente VIII e un donatore e furono realizzati da Giovanni Baglione. 

Torna a Bassano Romano, dal Parco Archeologico di Ostia Antica, il gruppo scultore del Gladiatore che uccide un leone. Rientra anche il Torso di Mitra,  precedentemente esposto al Getty Museum (che l’ha restituito nel 1999).

L’operazione è figlia del progetto del Ministero della Cultura ‘100 opere tornano a casa’.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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