
VITERBO – Maggioranza e opposizioni tutte d’un sentimento sul Peba per le prime due ore di consiglio comunale, nella seduta di martedì 10 giugno. Poi “l’inferno” sulla mozione del Pd sulla comunità LGBTQIA+.
Mozione del Pd che chiede al Comune di Viterbo un impegno strutturato e continuativo nel prevenire e contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
“Una proposta chiara contro l’omolesbobitransfobia e a tutela della comunità queer e trans, che riteniamo importante – così la capogruppo Alessandra Troncarelli nel presentarla -. Si tratta di misure concrete e puntuali per contrastare l’odio e l’intolleranza; misure che se approvate inciderebbero davvero nella vita delle persone LGBTQIA+ del nostro territorio.
La mozione impegna la giunta e il Comune tutto a: riconoscere e celebrare la giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, prevista per il 17 maggio; a collaborare con le scuole, in particolare quelle di competenza comunale, per la formazione dei docenti, del personale amministrativo, delle famiglie e degli studenti, e a realizzare iniziative e campagne di sensibilizzazione contro l’omotransfobia anche coinvolgendo scuole, spazi di aggregazione giovanile e luoghi dello sport.
La mozione prevede inoltre l’istituzione di un tavolo stabile di confronto con le associazioni LGBTQIA+ del territorio, nonché l’obbligo per la giunta di relazionare annualmente in Consiglio sullo stato delle discriminazioni in città e sulle attività implementate dal Comune per contrastare il fenomeno”.
Finito l’intervento di Troncarelli si è alzata Maria Rita De Alexandris (civica): “La libertà di ognuno di noi non deve essere ostacolo per nessuno. La libertà è ossigeno. I diritti sono di tutti e non si può politicizzare. Nel momento in cui mi trovo non voglio pensare che ci può essere una sostanza politica all’interno di questa mozione, non riesco a farla passare con leggerezza”. Quindi ha raccontato la tranquillità con cui ha “gestito” la notizia datagli dal figlio di essere gay. Poi ha dichiarato l’astensione.
Quindi è intervenuto Umberto Di Fusco, sempre dei civici: “La difesa di questi diritti ci vedono tutti uniti e vicini. Non ho visto un percorso fatto insieme su questa mozione, quindi siamo insieme sui diritti ma non sulla mozione. L’amministrazione su cose che proponete già si sta muovendo”.
Laura Allegrini (FdI): “Questa mozione entra a gamba tesa in consiglio comunale. Si muove in un momento in cui persino la legge Zan è sospesa e accantonata e si sta cercando una soluzione condivisa. Ci sono problemi seri e importanti da affrontare. Le premesse della mozione sono tutte condivisibili, fino all’ultima parola. Tutti i cittadini devono avere uguaglianza e dignità. Ci chiedete di votare insieme ma votare insieme significa fare un percorso insieme. Non si arriva qua con una mozione con il simbolo del Pd sopra. Non possiamo condividere questo percorso così. Sul riconoscimento dei diritti ci siamo ma perché il Comune dovrebbe farsi carico ogni anno in data 17 di maggio di una festa? Questa non è una missione del Comune, parliamoci francamente. Siamo insieme nelle premesse, votiamo quelle e siamo insieme. Le realizzazioni declinate però non ci vedono in accordo”.
Letizia Chiatti (misto): “Sono ben lontana dalle discriminazioni. Sono d’accordo con la prima parte, non mi interessano discorsi politici, il problema esiste. Non sono d’accordo con la soluzione. Proprio chi viene discriminato dovrebbe avere l’interesse di togliere tutte le discriminazioni. Il Comune può impegnarsi a battersi contro la discriminazione verso tutte le diversità”.
Melania Perazzini, capogruppo Viterbo2020 si muove sulla stessa linea: “Posso parlare per tutta la maggioranza: i diritti sono una cosa che non si tocca. Abbiamo letto questa mozione e abbiamo visto un simbolo e ci ha fatto pensare a una strumentalizzazione di un tema che sentiamo molto nostro perché nel nostro gruppo abbiamo esperienze importanti su questi temi. C’è una strumentalizzazione anche sul momento, infatti siamo a ridosso del TusciaPride dove c’è stata grossa divisione anche tra determinate associazioni. Questa mozione non rispecchia la sensibilità di tutta quella comunità. Come maggioranza ci asterremo. Non seguiamo le ideologie ma i cittadini. Abbiamo perplessità su alcuni contenuti, come quello delle scuole. Alla scuola primaria, per esempio, questo odio non lo percepiscono”.
Poi si alza Alfonso Antoniozzi, primo vicesindaco omosessuale dichiarato della storia comunale: “Voi sapete che chi vi parla non ha un briciolo di omofobia. Ho letto questa mozione, immagino ispirato da parti del manifesto politico di TusciaPride. Di tutte le cose che si potevano fare con quel manifesto quest’ordine del giorno così come è concepito è culturalmente sbagliato, politicamente miope e simbolicamente pericoloso.
Questo ordine del giorno ci mette in carico ai servizi sociali. Capisco che ci siano fragilità nella comunità ma noi non siamo una categoria da gestire con i servizi sociali. Ci sono i problemi che questa comunità crea alla categoria che vanno gestiti dai servizi sociali ma a questo non ci sto. I nostri diritti vanno conquistati, non accetto odg che mi presenta come qualcuno da tutelare. Non siamo un’identità da accompagnare. La questione è più profonda, riguarda tutto l’impianto della società: i modelli di potere, la retorica della famiglia, riguarda il patriarcato.
Un sistema che ha costruito l’idea di un solo modo giusto di amare, di essere uomini, di essere donne. Un sistema che perseguita le differenze. La mozione che ci avete presentato nel momento in cui ci dice che ci difende ci ricolloca nella trappola del patriarcato. Il patriarcato si abbatte con altro. In città, in provincia, nell’università, nella sanità, tra i dirigenti scolastici, nelle società partecipate, nelle fondazioni dove sono gli uomini e le donne omosessuali dichiarati? Ci sono ma si nascondono, ve lo dico io. Questa società ti impedisce di essere te stesso perché se sei te stesso tu una certa carriera non la fai più.
Noi siamo stati inclusivi da subito. Un esperimento civico è un esperimento che non si racchiude dietro un’ideologia ma cuce diverse sensibilità verso un progetto di gestione della città. Ed è la prima amministrazione dove c’è un vicesindaco dichiaratamente omosessuale.
Nessuno di quelli che hanno governato l’Italia finora, da destra a sinistra, ha la coscienza pulita. Ci avete sempre dato diritti di serie B. Il ddl Zan è crollato per giochi politici. Non vogliono aprire portoni, danno contentini. Una mozioncina … Noi chiediamo rappresentanza. Questa amministrazione non ha bisogno di ordini del giorno come questo per essere inclusiva. Abbiamo dato il patrocinio a LazioPride con il mio pianto. Abbiamo favorito in tutti i modi tutte le cose che la città propone. Non ci importa da dove vieni ma quello che mi metti sul tavolo. Il tavolo c’è, c’è quello sulla violenza di genere. Il problema è globale, perché dobbiamo ghettizzare.
Le scuole hanno piena autonomia. Se volessero presentare dei programmi sulle identità di genere sono le benvenute, troveranno le porte aperte. Questo è tutto il motivo per cui l’opinione della giunta è di chiedere l’astensione ai propri consiglieri”.
Troncarelli (Pd): “Sentirmi dire politicamente miope respingo al mittente. Vi state arrampicando sugli specchi. Se il problema è il simbolo del Pd lo potevamo anche togliere. Non vi siete interessati minimamente. Ma quando voi presentate mozioni fate un percorso condiviso? Quando presentate gli ordini del giorno non lo mettete il simbolo? Abbiamo sempre fatto un’opposizione costruttiva. Voi non vi volete esprimere perché avete una maggioranza variegata. Il problema politico quindi non è il nostro ma il vostro. Qui chi politicizza ogni respiro siete voi. Le vostre motivazioni sono vergognose, dal punto di vista politico e personale. Qui vi è mancato il coraggio di prendere posizione”.
Alvaro Ricci (Pd): “Una bruttissima pagina, offensiva. Che mette una barriera tra noi e il resto. La chiusura netta l’avete messa voi che vi considerate civici. Dire che il Partito Democratico ha presentato questa mozione per una medaglietta è vergognoso”.
Morale della favola, al voto, la mozione è stata bocciata dai no delle minoranze di centrodestra e grazie all’astensione della maggioranza civica (più Letizia Chiatti). Favorevoli, ovviamente, i consiglieri del Partito Democratico.


















