Se Viterbo non ride, Grotte piange: il depuratore lì non c’è proprio
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Mentre Viterbo ha un depuratore che serve metà popolazione, le frazioni di Viterbo non stanno meglio. Tra tutte le stranezze quella più lampante è quella di Grotte Santo Stefano. La frazione del comune di Viterbo infatti ad oggi non per nulla un impianto di depurazione delle acque

Mentre Viterbo ha un depuratore che serve metà popolazione, le frazioni di Viterbo non stanno meglio. Anzi. Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, l’impianto di depurazione di strada Bagni serve attualmente metà popolazione e “può succedere che saltuariamente il rendimento depurativo diventi insufficiente a quanto previsto” (Piano previsionale Talete, 2013). Depuratore per il quale, come abbiamo scritto ieri, il Comune di Viterbo negli ultimi 25 anni ha fatto svariati progetti e ha stratificato una lunga serie di adeguamenti senza arrivare mai ad un punto fermo.
Sette anni fa ha poi ricevuto la promessa di un finanziamento per oltre 2 milioni di euro, senza riuscire però a spenderlo e rischiando di perderlo se entro la fine del 2016 non dovesse pubblicare il bando per i lavori di adeguamento. Ma questa non è la sola vicenda da raccontare.

Tra tutte le stranezze quella più lampante è quella di Grotte Santo Stefano. La frazione del comune di Viterbo infatti ad oggi non per nulla un impianto di depurazione delle acque tanto che le stesse in larga parte finiscono in dei fossi e lì rimangono. Qualche fosse invece finirebbe pure nel Tevere, tramite il torrente Vezza. Almeno secondo quanto ci hanno raccontato. Per fortuna a Grotte non ci sono aziende che sversano liquami e quindi il contenuto degli scarichi è quasi del tutto organico.

Di fare un impianto di depurazione a Grotte Santo Stefano ne parlava sempre Talete qualche anno fa, confermando l’esistenza di un progetto definitivo per la realizzazione dello stesso, per un costo di 1 milione euro. Ma i soldi non ci sono e l’impianto difficilmente si realizzerà, nonostante sia inserito nel programma triennale delle opere pubbliche e nonostante sarebbe inserito nell’elenco da circa 20 anni.

Di fatto la questione dell’arsenico e la necessità di costruire impianti di potabilizzazione dell’acqua che arriva nei rubinetti, ha costretto le istituzioni ha investire milioni di euro, in un periodo difficile, nei dearsenificatori. Ma la storia è lunga e gli anni passati sono tanti.

 

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