
VITERBO – Caro Della Rocca, ti sei dimenticato qualche dettaglio, nel valutare (positivamente) alcune mie riflessioni sul centro storico-disneyland (minuscolo).
Primo: per certi progetti servono tanti soldi; bene, si lavori con i privati. Non siamo in un regime comunista, ma liberista; se l’interesse privato conduce anche a un benessere collettivo, ben venga.
Secondo: il litigioso provincialismo viterbese. E’ questione di educazione, aprendosi all’esterno si allargano le visioni; un po’ meno quelle politiche, perché lì operano altre variabili che si ripercuotono persino a livelli parlamentari, ma quelle socioculturali sì: nonostante la pessima figura fatta con Alessandro Borghese, ci sono tanti altri operatori viterbesi che sanno guardare oltre i limiti dell’orizzonte. Si può cominciare da loro.
Terzo: sono d’accordo con te sulla necessità di agire, allargandosi progressivamente a macchia d’olio sul centro storico. La prassi deve sempre susseguirsi velocemente (ma non superficialmente) alle idee e ai progetti, altrimenti si rimane “tutto chiacchiere e distintivo” (citazione dal film “Gli intoccabili”).
Per inciso, il sociologo fa ricerca sul campo, vede le tendenze in atto, le interpreta e, lavorando sui fatti, propone itinerari, cose fattibili, non chiacchiere. Se si vuole salvare il centro storico di Viterbo, occorre passare ai fatti e non sbrodolarsi in giudizi sentenziosi. Suggerire di fare cose difficili da realizzare non significa sognare (anche se sono i sogni, cioè le utopie operanti, che fanno progredire l’Essere Umano) o cedere a masturbazioni intellettuali da circolo salottiero; significa indicare quali strade – non semplici viottoli – si possono – anzi, si devono – percorrere. Prendiamo esempio dai chirurghi: togliere una milza può sembrare un intervento impegnativo, ma salva una vita. Viterbo ha bisogno di chirurghi, non di aspirine.























