"Se si vuole salvare il centro storico di Viterbo occorre passare ai fatti"
Foto Francesco Mattioli
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VITERBO - Caro Della Rocca, ti sei dimenticato qualche dettaglio, nel valutare (positivamente) alcune mie riflessioni sul centro storico-disneyland (minuscolo).

di Francesco Mattioli

VITERBO – Caro Della Rocca, ti sei dimenticato qualche dettaglio, nel valutare (positivamente) alcune mie riflessioni sul centro storico-disneyland (minuscolo).

Primo: per certi progetti servono tanti soldi; bene, si lavori con i privati. Non siamo in un regime comunista, ma liberista; se l’interesse privato conduce anche a un benessere collettivo, ben venga.

Secondo: il litigioso provincialismo viterbese. E’ questione di educazione, aprendosi all’esterno si allargano le visioni; un po’ meno quelle politiche, perché lì operano altre variabili che si ripercuotono persino a livelli parlamentari, ma quelle socioculturali sì: nonostante la pessima figura fatta con Alessandro Borghese, ci sono tanti altri operatori viterbesi che sanno guardare oltre i limiti dell’orizzonte. Si può cominciare da loro.

Terzo: sono d’accordo con te sulla necessità di agire, allargandosi progressivamente a macchia d’olio sul centro storico. La prassi deve sempre susseguirsi velocemente (ma non superficialmente) alle idee e ai progetti, altrimenti si rimane “tutto chiacchiere e distintivo” (citazione dal film “Gli intoccabili”).

Per inciso, il sociologo fa ricerca sul campo, vede le tendenze in atto, le interpreta e, lavorando sui fatti, propone itinerari, cose fattibili, non chiacchiere. Se si vuole salvare il centro storico di Viterbo, occorre passare ai fatti e non sbrodolarsi in giudizi sentenziosi. Suggerire di fare cose difficili da realizzare non significa sognare (anche se sono i sogni, cioè le utopie operanti, che fanno progredire l’Essere Umano) o cedere a masturbazioni intellettuali da circolo salottiero; significa indicare quali strade – non semplici viottoli – si possono – anzi, si devono – percorrere. Prendiamo esempio dai chirurghi: togliere una milza può sembrare un intervento impegnativo, ma salva una vita. Viterbo ha bisogno di chirurghi, non di aspirine.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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