"Se mi chiudi non mi chiedi”, a Tuscania, Orte e Tarquinia FdI in piazza a sostegno degli imprenditori
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Prosegue, con diverse tappe in tutta la provincia, la manifestazione "Se mi chiudi non mi chiedi". Dopo la prima iniziativa a Palazzo Chigi, cui hanno fatto seguito molte altre nel resto d’Italia, tra cui Viterbo, Fratelli d’Italia torna di nuovo in piazza per chiedere, a gran voce, interventi concreti a sostegno delle aziende.

Prosegue, con diverse tappe in tutta la provincia, la manifestazione “Se mi chiudi non mi chiedi”. Dopo la prima iniziativa a Palazzo Chigi, cui hanno fatto seguito molte altre nel resto d’Italia, tra cui Viterbo, Fratelli d’Italia torna di nuovo in piazza per chiedere, a gran voce, interventi concreti a sostegno delle aziende.

“Ieri alle 18 in Piazza Italia a Tuscania e oggi 16 aprile alle 16 in Piazza Cavour a Tarquinia e alle 18 in piazza Giovanni XXIII a Orte Scalo – annuncia Vincenzo Fini, responsabile organizzazione del partito – abbiamo coordinato questi sit-in per esprimere un segnale evidente di vicinanza e solidarietà alle migliaia di imprenditori per il grave periodo di crisi in corso”.

“In questa fase di pandemia – aggiunge il coordinatore provinciale Massimo Giampieri – i dati Istat
sono terrificanti. Un milione di persone circa hanno perso il posto di lavoro, mentre oltre 300 mila imprese sono
state costrette a chiudere i battenti. Di fronte ad una simile ecatombe, il Governo, anziché adottare misure reali di supporto, continua ad inviare, come se nulla fosse successo, esose cartelle esattoriali, costringendo alla fame migliaia
di imprenditori che da oltre un anno non lavorano e dunque hanno profitti notevolmente ridotti.

La categorie più colpite sono quelle costrette a chiudere per mettere in sicurezza tutti gli altri: è inaccettabile che vengano richiesti, sempre agli stessi settori, anche ulteriori esborsi economici. Il Governo si affretti al posto dei pannicelli caldi, a mettere in atto misure concrete, altrimenti, dopo la crisi sanitaria, saremo costretti a subire gli effetti, ben più devastanti, della crisi economica”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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