

VITERBO – Anche gli studenti della Tuscia fanno parte dei ragazzi che alla vigilia della giornata internazionale degli studenti sono scesi in piazza per chiedere una scuola diversa.
Sono le 9 e mezza quando sotto il Sacrario si cominciano a radunare i primi ragazzi della Rete degli studenti medi, il gruppo studentesco che ha deciso di scendere in piazza contro le politiche del Governo e per chiedere più investimenti sull’istruzione. “Qui non c’è colore politico, siamo studenti e combattiamo per i nostri diritti”, chiarisce un manifestante. Poco dopo prendono parte
anche gli studenti del collettivo Tuwat che insieme alla Rete degli studenti medi, oggi hanno deciso di metterci la faccia.
La piazza è allegra ma la grinta non manca, le bandiere rosse dell’organizzazione sventolano accompagnate da musica e cori contro il Governo. “Se ci tolgono il futuro noi blocchiamo la città” è uno degli slogan che gli studenti intonano mentre il corteo avanza verso piazza del Teatro. La gente si gira e i negozianti escono dalle botteghe: “Devono prendersi il futuro questi ragazzi – ci dice Federico, il fruttivendolo a due passi da piazza del Comune – da trentenne dico che questi ragazzi si troveranno davanti una situazione disastrosa, fanno bene a chiedere tutto quello che vogliono.
Il clima non è teso, la protesta è pacifica e il corteo si muove fino ad arrivare davanti a Palazzo dei Priori, l’ultima tappa del corteo dove i manifestanti si radunano in attesa che la prefettura accolga una loro delegazione.
L’hashtag della manifestazione è #giùlamaschera “perché il Governo si è nascosto – dice Roberto, il Segretario della Rete degli studenti medi – aveva detto che avrebbe investito in istruzione invece hanno fatto esattamente l’opposto. Quindi giù la maschera, questo non è un governo del cambiamento!”. Il tema principale è sicuramente quello dell’edilizia scolastica, i ragazzi infatti si dicono stufi dei continui incidenti dovuti alla mancata manutenzione nelle scuole: “lo stato dovrebbe investire sull’edilizia, qui a Viterbo ha preso fuoco una presa qualche giorno fa – continua Roberto – non è normale che in una scuola prenda fuoco qualcosa.
Un altro tema è quello del costo della scuola stessa, per gli studenti i libri di testo hanno prezzi altissimi, i ragazzi chiedono risorse per gli studenti che non possono permettersi il materiale e le altre attività didattiche. “Non è possibile, una scuola pubblica dovrebbe dare la possibilità di fare un viaggio di istruzione anche agli studenti che non se lo possono permettere” si sfoga Lucia, rappresentate d’istituto del Ruffini. “Quest’anno siamo costretti ad andare a cercare i fondi da soli per fare le attività pomeridiane perché la scuola non ha abbastanza soldi”, continua.
Quello dei costi della scuola per gli studenti è un discorso che tocca anche l’accessibilità e l’efficienza dei mezzi pubblici. “I pullman sarebbero da buttare e rifarli nuovi – taglia corto Ludovico, rappresentante d’Istituto dell’ITAS di Bagnoregio – quando piove si allagano i pullman, che poi non sono mai in orario. Poi la colpa non è solo la nostra, ho visto autisti fumare nei pullman”.
L’inefficienza e i prezzi esagerati degli abbonamenti di sicuro non sono una novità per gli studenti, che invece pensano che la scuola sia pubblica proprio perché garantisce (o dovrebbe garantire) l’accessibilità a tutti a prescindere dalla condizione economica.
Altro tema caldo è quello della tanto contestata alternanza scuola-lavoro che nell’ultimo periodo ha infiammato gli animi degli studenti di tutta Italia, convinti che ci sia del potenziale ma che spesso sfocia in sfruttamento o, nel migliore dei casi, in attività inutili per nulla coerenti con l’indirizzo di studio dello studente. “L’alternanza scuola-lavoro non è solo un male – puntualizza Ludovico – ti affaccia su quello che sarà il lavoro. Però gli studenti devono essere formati, non sfruttati.
Sono circa le 11 quando finalmente Palazzo dei Priori apre le porte alla delegazione degli studenti per un faccia a faccia diretto con il capo gabinetto del Prefetto, Vincenzo Geraci. Ad accompagnare gli studenti è il presidente della Provincia Pietro Nocchi. L’incontro dura circa mezz’ora, filtra soddisfazione dal volto degli studenti appena usciti dalla Prefettura.
“Ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo presentato i problemi – ci racconta la delegazione – abbiamo anche consegnato
un documento che contiene le nostre rivendicazioni sul trasporto pubblico, sull’edilizia scolastica, sulla didattica, sul costo dei libri di testo e sul costo dell’istruzione in generale. Ci hanno promesso che il tutto verrà comunicato al Ministero. Il presidente della Provincia si è impegnato nel chiedere al Governo più risorse e ci ha promesso un incontro dove potremo far presente tutte le problematiche delle nostre scuole. E’ stato piacevole trovare questa disponibilità, anche se il problema è il Governo alla fine, anche perché la Provincia può fare poco se non arrivano i fondi dai piani alti. Una cosa è sicura, non ci fermeremo. Siamo pronti a scendere di nuovo in piazza, non
può finire con una semplice promessa”.

















