“Se avessi Chiricozzi davanti ora, gli darei uno schiaffone”
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VITERBO - Le esponenti di spicco di CasaPound, intervistate dal Corriere della Sera, difendono il movimento contro chi ne invoca lo scioglimento e prendono le distanze dagli arrestati per lo stupro a Viterbo.

VITERBO – Intervistate dal Corriere della Sera, Carlotta Chiaraluce, Emmanuela Florino e Angela De Rosa espongono il punto di vista delle donne di Casapound dopo gli arresti per stupro a Viterbo dei due militanti: Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci.

Carlotta Chiaraluce, coordinatrice del X Municipio a Roma, afferma che “siamo per le unioni civili, tanto da aver ospitato in sede Paola Concia, ex deputata Pd e attivista per i diritti Lgbt”.

Angela De Rosa, portavoce di Milano, aggiunge che “gli amori gay esistono anche per noi. Ci sono giovani omosessuali che simpatizzano per CasaPound”.

Emmanuela Florino, portavoce del partito a Napoli, èancora più diretta. “Noi non crediamo che lo stupratore nero sia più stupratore di quello bianco. Infatti il nostro segretario e il nostro presidente nazionale hanno subito espulso da CasaPound i due arrestati e Di Stefano addirittura ha chiesto per loro la castrazione.

 Per lo stupro di Viterbo s’invoca lo scioglimento di CasaPound. Noi non chiedemmo mica lo scioglimento del Pd quando il responsabile romano dei dem nel quartiere Torrino violentò tre donne nel 2009. La responsabilità penale è personale e io, come donna, dentro CasaPound mi sento protetta e valorizzata”.

E conclude: “Se avessi Chiricozzi davanti ora, gli darei uno schiaffone”.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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