
CIVITA CASTELLANA – Operzaione “Panacea” della Guardia di Finanza che scopre un poliambulatorio “irregolare”. Denunciati 16 medici.
Questa la nota della Guardia di Finanza sull’ operazione:
“L’indagine nasce da una attività info-investigativa della guardia di finanza che ha portato all’individuazione di un poliambulatorio all’interno della Cittadella della Salute di Civita Castellana, in cui prestano la propria attività lavorativa medici di medicina generale insieme a medici specialisti dipendenti di strutture pubbliche non autorizzati dalle proprie Asl di appartenenza allo svolgimento di attività privatistica, tanto che percepiscono indennità di esclusiva.
L’attività svolta dallo studio medico è pubblicizzata attraverso una bacheca nella sala d’aspetto.
È bene precisare che, secondo la normativa nazionale e regionale, i medici ospedalieri hanno la possibilità di esercitare privatamente la propria professione ma, per farlo, sono soggetti ad una autorizzazione da parte del proprio ente di appartenenza (A.L.P.I. – Attività Libero Professionale Intramuraria).
L’esclusività del rapporto d’impiego viene premiata da una specifica indennità compresa tra i 1.065,00 e i 1.421,00 euro mensili, mentre nel caso di svolgimento della libera professione sono tenuti a versare una percentuale di quanto riscosso dai pazienti all’ente di appartenenza.
Inoltre, per esplicita determinazione sancita dalla legge n. 412/1991, l’autorizzazione da parte della Asl può essere concessa esclusivamente per prestazioni erogate presso “studi medici privati” e non all’interno di studi convenzionati con il Ssn, come invece è quella oggetto del controllo”.
Al vaglio degli inquirenti è anche la posizione dei medici di base i quali, oltre ad aver consentito l’esercizio non autorizzato ai loro colleghi specialisti, sono venuti meno ai loro obblighi di medici convenzionati con il Ssn. In particolare, allo studio oggetto del controllo è stato riconosciuto per anni, dalla competente Asl, lo status di “Unità di Cure Primarie”, che comporta tra l’altro l’erogazione in favore dei singoli medici di una indennità superiore a 1000 euro al mese, variabile a seconda del numero degli assistiti.
Al termine dell’attività di indagine sono stati denunciati 16 medici all’autorità giudiziaria per le ipotesi di reato previste dall’art. 640, 1 e 2 co. n.1 (Truffa aggravata), art. 479 (Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici), art. 489 (Uso di atto falso) e art. 495 (Falsa attestazione o dichiarazione ad un P.U. sull’identità o su qualità personali proprie o di altri) C.P., art. 193 R.D. 1265/1934 (T.U. Leggi Sanitarie)”.
Una truffa che, secondo le indagini della Guardia di finanza, supera i tre milioni di euro e sarebbe stata perpetrata per anni. “I medici ospedalieri – spiegano gli uomini della Finanza – per esercitare privatamente la propria professione sono soggetti a un’autorizzazione del proprio ente di appartenenza. Invece l’esclusività del rapporto d’impiego viene premiata da un’indennità compresa tra i 1.065 e i 1.421 euro al mese. Nel caso di svolgimento della libera professione, invece, sono tenuti a versare una percentuale di quanto riscosso dai pazienti all’ente di appartenenza”.
Ed è qui che sta la presunta truffa, che avrebbe portato a un conseguente danno erariale sul quale sta indagando la procura della corte dei conti.


















