
EDITORIALE – Farsi nuovi, rinascere. Questo il senso più profondo e universale della Pasqua. Un significato, un messaggio, che va oltre la fede e tutto il portato che tanto la religione ebraica quanto quella cristiana forniscono e rinnovano ai credenti. Un appello all’uomo, alla parte migliore dell’essere umano che si trova in potenza dentro ognuno di noi.
Gli ebrei fuggono dalla schiavitù dell’Egitto, rompono con il passato e aprono a una nuova vita. Passano attraverso la fuga, il pasto frugale, l’attraversamento del deserto, l’essere braccati dal faraone. I cristiani fuggono dalla morte ma, se si fa attenzione, il messaggio è molto più profondo e radicato nella vita di quanto comunemente viene inteso. Sì la promessa della vita eterna ovviamente ha il suo fascino ma che cosa è il Cristo? Non è forse l’uomo che fugge, che compie l’ultimo pasto, che attraversa il dolore fisico e morale e che viene braccato da questo dolore attraverso uno stuolo di aguzzini?
E da cosa fugge Cristo? Da una vita di oppressioni, da modelli di comportamento che sono morte. Lui non solo rinasce nella Pasqua ma di fatto è messaggio vivente della vita in contrapposizione alle tenebre di un mondo di oppressori, di consuetudini che rendono schiavi. Quanti schemi Cristo abbatte in vita prima ancora di squarciare, per chi crede, il velo della morte corporale? E quel messaggio lì è davvero universale, per tutti. E’ anche per chi non crede.
La religione diventa traccia, capace di contenere una verità preziosa sull’esistenza. Il messaggio pasquale è semplice da decifrare, è un invito al coraggio. Il coraggio di dire no, di dire basta, di cercare la condivisione vera, l’amore puro. Di rinnegare la morte dell’isolamento, dell’egoismo, del potere per il potere. Pasqua è l’augurio di “tirarsi fuori”, di “trovare la forza per andare oltre”, di uscire da tutto ciò che è morte per abbracciare ciò che è vita. L’Ebraismo e il Cristianesimo, due delle tre grandi religioni monoteiste, in questo momento dell’anno sono custodi di un messaggio profondo per l’uomo. Che è una cosa semplice: la speranza della vita. Dopo la morte? Sì la dottrina cristiana va a parare da quelle parti ma il Cristo è forse stato più chiaro di tutti invitando ognuno a cercare la vita vera nella vita. Banale? No, complicatissimo.
Per farlo il più delle volte devi vegliare di notte, come gli ebrei dell’Esodo e i discepoli nell’Orto degli Ulivi. Devi mangiare con il peso sul cuore, quello dell’ultima cena e quello dell’Esodo. Quando cercherai di farlo, di essere libero e abbracciare la vita, sarai braccato come un criminale. Così come il faraone inseguì il futuro popolo d’Israele e i romani e i farisei braccarono, umiliarono e torturarono Gesù.
Dove siamo noi nel quotidiano delle nostre vite? Quante volte ci comportiamo come il faraone o come i farisei? Quanto abbiamo paura di vivere momenti come quelli della fuga dall’Egitto o della Passione? Il nostro augurio è che possiamo tutti avere un po’ di tempo per pensare a questo, a riflettere sulla dimensione della Pasqua. Auguri.


















