Guerra in Ucraina, scomparso Giorgio Nardini. Partito da Acquapendente e volontario nella legione internazionale
Giorgio Nardini
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Le circostanze della sua scomparsa restano incerte. Secondo alcune ipotesi, il gruppo di volontari sarebbe stato colpito il 13 agosto, durante l’avanzata delle truppe russe a nord-est di Pokrovsk, città strategica del Donbass.

VITERBO – Pokrovsk, regione di Donetsk, linea del fronte ucraino: è qui che si sono perse le tracce di Giorgio Nardini, 55 anni, originario di Acquapendente, nel Viterbese. Nardini, volontario nella legione internazionale ucraina, risulta disperso dal 21 agosto. La notizia, riportata ieri da La Repubblica, ha subito sollevato preoccupazione tra amici e familiari: la sua scomparsa è stata ufficialmente registrata come “disperso in azione”.

Le speranze, tuttavia, sono flebili. Sui social e in alcuni canali di informazione non ufficiali è circolata la voce – non confermata da Kiev né da altre fonti ufficiali – che Nardini sia rimasto ucciso in combattimento insieme ad altri quattro volontari: l’azero Afgan Orudzov Gumbat Ogly, il brasiliano Carlos Fernando Pereira da Silva Filho e i georgiani Bachana Lobzhanidze e Georgiy Kapianidze.

Nardini viveva già in Ucraina quando, il 24 febbraio 2022, la Russia diede il via all’invasione su larga scala. La sua abitazione fu distrutta dai bombardamenti nelle prime ore del conflitto. Da lì la decisione di unirsi alla legione internazionale, rispondendo all’appello del presidente Volodymyr Zelensky per difendere il Paese.

Le circostanze della sua scomparsa restano incerte. Secondo alcune ipotesi, il gruppo di volontari sarebbe stato colpito il 13 agosto, durante l’avanzata delle truppe russe a nord-est di Pokrovsk, città strategica del Donbass e una delle ultime roccaforti ucraine in quella zona.

Resta aperto anche il dibattito sulla definizione di “mercenario”: Nardini, che viveva stabilmente a Kiev già prima della guerra, non rientrerebbe nella categoria dei combattenti a pagamento, ma in quella dei volontari.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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