... Scienza? ...
Foto Francesco Mattioli
800 Monastero
Se qualche complottista prendesse l’occasione per metterla in discussione, farà bene a rendersi conto che le “verità” scientifiche possono essere messe in discussione solo attraverso il metodo scientifico e mediante le procedure di verifica poste dalla comunità scientifica. Il resto è fuffa.

IL PUNTO DI VISTA – Approfitto dell’apertura della decima edizione del Festival della Scienza e della Ricerca, organizzato dall’Università della Tuscia per proporre una serie di riflessioni proprio sulla scienza. Quando ricevetti i primi lumi concreti su cosa fosse la scienza – grazie a Vittorio Somenzi, personaggio di alta caratura intellettuale e titolare della cattedra di Filosofia della scienza alla Sapienza – compresi immediatamente che essa era altro da quel che mi ero immaginato nei miei studi liceali.

La scienza non era solo matematica, fisica e laboratorio, era tante cose assieme e non era necessariamente una conoscenza oggettiva in senso logico-matematico. Un altro mio maestro, Gianni Statera, mi insegnò che la sociologia è essa stessa un “fatto sociale”, condizionata quindi da fenomeni storici, sociali e antropologico-culturali.

Anni più tardi, frequentando a fondo il pensiero di Robert K. Merton e tenendo io stesso corsi di Sociologia della scienza, mi confermai nella convinzione che la scienza fosse una delle tante forme di conoscenza della realtà; probabilmente quella che era giunta a crearsi un patrimonio conoscitivo omogeneo, razionale, fortemente condiviso anche in virtù delle sue applicazioni, che avevano favorito lo sviluppo della civiltà umana e la società industriale in particolare.

Esistono altre forme di conoscenza: filosofica, teologica, artistico-letteraria; ma la conoscenza scientifica ha sempre dato l’impressione di essere “oggettiva”. Chi pratica le “scienze” sociali deve insistere molto per farsi accettare come scienziato, e non solo e non tanto dal pubblico, quanto dagli studiosi di scienze naturali, abituati ad essere razionali e ad esprimersi per equazioni. Hai voglia a ribadire che il sociologo, lo psicologo, l’etnologo creano conoscenza scientifica a partire da dati di ricerca, metodologicamente accurati.

Certo, la materia degli scienziati sociali – l’Uomo con le sue forme associative – è mobile, attiva, consapevole, non è fatta di atomi, sassi, onde elettromagnetiche e batteri, è una materia con cui lo scienziato è costretto a “dialogare”, e di cui fa parte. E questo giustificava la scissione epistemologica tra scienze fisiche e naturali da un lato, e scienze sociali dall’altro. Una differenza qualitativa: due cose diverse.

Soprattutto ad opera del neopositivismo, prevalente nel mondo scientifico fino a pochi anni fa, e tuttora considerato da certuni l’approccio scientifico per eccellenza, si è creduto per molto tempo che i “fatti” parlassero da soli e che la matematica non fosse un’opinione. Ma il neopositivismo oggettivista ha cominciato ad incrinarsi ai primi del ‘900, grazie allo sviluppo della fisica quantistica, alle scoperte di Plank e di Einstein e soprattutto alla costatazione di Bohr che la luce è sia onda che corpuscolo; così, nel 1927 Heisenberg formula il principio di indeterminazione che da lui prende nome, secondo il quale se vuoi misurare la posizione di una microparticella non potrai misurarne correttamente il moto, e viceversa.

Che c’entra tutto questo, con l’oggettività della scienza? Significa che se studi la materia avrai sempre un’ idea approssimata di essa, e se questo è vero per la fisica, lo sarà per ogni altra scienza. La verità scientifica è probabilistica, quindi convenzionale, frutto di una negoziazione di significati, di valutazioni sperimentali. Oggi non si dice più “Se A, allora necessariamente B”, ma “Se A, allora probabilmente B”.

Certo, spesso si giunge ad approssimazioni fin oltre il 95-97% che ci consentono di operare positivamente nella sperimentazione tecnologica, nella produzione, nella medicina; in altri casi ti affidi persino ad approssimazioni probabilistiche anche più basse, come nelle scienze sociali. Ma tutto ciò significa che quella differenza tra scienze fisiche e scienze sociali sancita in passato non è più da considerare come qualitativa, ma solo quantitativa, di diverso grado di attendibilità.

La scienza tutta dunque è probabilistica, procede per convenzioni, accordi, negoziazioni, verità simboliche e provvisorie soggette ad essere messe in discussione. Non vende verità “oggettive” e inappellabili; semmai verità utili al momento per farci crescere, offrirci comfort o per saperne di più su questo mondo. Perfino la matematica si ridimensiona nella sua verità oggettiva, almeno a livello teorico e logico: si pensi ai teoremi di indecidibilità di Gödel e di Turing o alla nota provocazione secondo la quale due più due fa approssimativamente quattro… Ma ciò non deve dare corda ad altri saperi al punto di farne antagonisti della scienza.

La scienza resta il modo più attendibile di conoscere la realtà fisica; non è con la filosofia o con l’arte che puoi mettere in dubbio la scienza: ciascuna lavora su piani diversi della conoscenza. Ad esempio riguardo all’etica e alla creatività interiore la scienza non può e deve avere nulla da dire (neppure le neuroscienze…).

La scienza ovviamente è essa stessa impresa umana, quindi è modificabile e perfettibile. Ma se qualche complottista prendesse l’occasione per metterla in discussione, farà bene a rendersi conto che le “verità” scientifiche possono essere messe in discussione solo attraverso il metodo scientifico e mediante le procedure di verifica poste dalla comunità scientifica. Il resto è fuffa.

CNA 800x120
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
TdP_Inalazioni
POST FB 01
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200
monastero interno
aiac_banner_01
asvis 2
lafune_300 x 600