Sarcofago nel lago di Bolsena, "Ce ne sono altri, ma senza valore storico"
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Tanti i sarcofagi affondati nelle acque del lago di Bolsena. Sono finiti lì in seguito a un naufragio. A raccontarlo il direttore del Museo del Lago di Bolsena Pietro Tamburini.

Il caso del sarcofago a pelo d’acqua nel lago di Bolsena ha fatto molto discutere in questi ultimi giorni. Il fatto è stato portato alla luce dal giornale del lago di Bolsena RadioGiornale e rilanciato da La Fune.

La redazione di Montefiascone ha continuato a lavorare sulla vicenda, portando a casa un’intervista al direttore del Sistema Museale del Lago di Bolsena, Pietro Tamburini. Si tratta di un noto archeologo, che ha aggiunto a questa storia altri interessanti elementi.

“Quel sarcofago, ma ce ne sono altri in prossimità – afferma Tamburininon ha nessun valore storico e conviene lasciarlo lì; oltretutto questi reperti sono stati estratti a cento metri di distanza da dove si trovano ora, ed esattamente dalla sotterranea cava di pietra al di sotto dell’oratorio quattrocentesco del Crocifisso. Sono rimasti allo stato grezzo, poiché mai utilizzati essendo naufragati. Tra l’altro credo sia improbabile trafugarlo, ci vorrebbe una gru per portarlo via. Comunque, pur avendo l’aspetto riconducibile a un sarcofago, chi ci dice che lo fosse davvero? Per esempio, dov’è il coperchio? Potrebbe essere di tutto: una fioriera, o magari un abbeveratoio, non lo sappiamo. Difficile stabilirne l’epoca. Etrusca? Medievale? Rinascimentale? Non si sa”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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