
“Questa è una manovra di bilancio fatta in fretta e furia, con 3mila errori, con 3mila incomprensioni”, è caustico il capogruppo di Fondazione a Palazzo dei Priori. Gian Maria Santucci, uscito per un momento dal conclave in corso nella sala d’Ercole, ci concede un’intervista su quanto sta accadendo in queste ore. Maggioranza e opposizione continuano il braccio di ferro, domani arriva il bilancio vero e proprio con tanto di oltre 16mila emendamenti.
Come sta andando?
“Questa è una manovra di bilancio fatta in fretta e furia, con 3mila errori, con 3mila incomprensioni. Questa mattina abbiamo scoperto che l’unica esenzione che era prevista per i commercianti intenzionati ad aprire nuove imprese nel centro storico e nelle frazioni in realtà in questo bilancio non è stata prevista, si farà dopo il bilancio. Quindi stiamo correndo come pazzi per approvarlo e tra dieci giorni lo dovremo riportare in consiglio con i decreti attuativi perché in realtà queste misure non sono state previste. E’ di fatto una presa in giro dei cittadini, stiamo discutendo un bilancio annunciato che in realtà ancora non esiste. Spendiamo 3mila euro di consigli al giorno e le carte non sono mai apposto. La realtà è che non si può approvare un bilancio in cinque giorni”.
Quanto serve? Si arriverà a settembre?
“Il punto ormai è politico. Abbiamo detto che 9 milioni di euro di nuove tasse sono troppe, significa che ogni famiglia deve pagare 680 euro di tasse in più. Non credo ci siano famiglie che possono sostenere questa pressione fiscale”.
Tutto questo servirà per rilanciare la città o no?
“Mah no. Mi fa sorridere l’assessore Delli Iaconi quando dice che non ci sono più i contributi a pioggia. Non ci sono più i contributi pubblici a pioggia tramite bando, adesso ci sono i contributi a pioggia capitolo per capitolo. Si sono fatti i capitoli per le singole manifestazioni, i capitoli per i singoli consiglieri delegati, i capitoli per le singole iniziative. Ci sono centinaia di nuovi capitoli che hanno un nome e un cognome. I soldi saranno dati quindi a pioggia, solo che senza bando. Non c’è un minimo di trasparenza in questo”.
Il Comune è un bancomat?
“Sì, il Comune è un bancomat che costa 2 milioni in più. Non costa nemmeno poco, due milioni spesi a vanvera. Se ci fosse un progetto magari avremmo protestato, ma almeno ci sarebbe stata un’idea. Qui ci sono 1752 diversi capitoli da 10mila euro, stanno facendo la mancia a qualcuno”.
La cosa strana è che nemmeno gli assessori sanno, non si capisce chi abbia fatto il bilancio. Chiediamo ai singoli assessori come fanno ad avere certi soldi nei capitoli e loro dicono che non hanno soldi. Noi gli facciamo vedere i capitoli, ci guardano stupiti e ci dicono che non sanno. Poi si dice che tutto è trasparente e a posto. Qui le cose sono talmente trasparenti che non si vedono”.
Come prevede che va a finire? Ce la fate per il 10 agosto?
“Se c’è un accordo finiamo anche domattina. Se abbassa le tasse di un milione di euro, come noi abbiamo chiesto e abbiamo dimostrato possibile, si chiude. Di spese legali il Comune di Viterbo ha messo in bilancio 343mila euro, a oggi ha impegnato 800 euro. Ora è pensabile spendere entro la fine dell’anno più di 300mila euro di parcelle? Mettere 30mila euro per acquisto Expo 2015 è un controsenso, inizia nel 2015. I soldi di facebook a cosa servono? Da qui alla fine dell’anno serve investire tutto questo denaro?”.

















