Santucci: "Il sindaco che ho in mente deve cambiare la città. No come Michelini che si è sempre girato dall'altra parte"
Santucci
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Gianmaria Santucci, uno dei protagonisti dell'opposizione all'amministrazione Michelini, immagina la Viterbo di domani. Quella che si andrà a materializzare dopo il voto di primavera. La immagina con un sindaco capace di decidere e di mettere in gioco una visione di città. Per descriverlo prende Michelini e lo rovescia. Lo mette, giocando a essere Dante, anche all'Inferno. La colpa? "Essersi girato dall'altra parte, davanti ai problemi".

Gianmaria Santucci, uno dei protagonisti dell’opposizione all’amministrazione Michelini, immagina la Viterbo di domani. Quella che si andrà a materializzare dopo il voto di primavera. La immagina con un sindaco capace di decidere e di mettere in gioco una visione di città. Per descriverlo prende Michelini e lo rovescia. Lo mette, giocando a essere Dante, anche all’Inferno. La colpa? “Essersi girato dall’altra parte, davanti ai problemi”.

 

 

Un suo bilancio su questi cinque anni passati tra i banchi dell’opposizione?

“Un bilancio in chiaro-scuro. Come oppositore dovrei sentirmi soddisfatto per quanto abbiamo fatto: abbiamo esercitato una buona azione di controllo e in alcuni casi importanti siamo stati propositivi. Dal punto di vista amministrativo e umano però sono stati cinque anni terribili, i peggiori della mia vita. L’amministrazione Michelini è stata un’esperienza che lascia poco. A volte abbiamo assistito a comportamenti scorretti, a volte disgustosi”.

Si ricandida?

“Lunedì prossimo decideremo. Abbiamo in agenda, noi di Fondazione, una riunione per decidere tutti insieme cosa fare. Usciremo da lì con la decisione di presentare o meno la lista per le prossime comunali e gli eventuali obiettivi di programma. Abbiamo una settimana per riflettere”. 

Il sindaco dei suoi sogni come è fatto?

“Un sindaco in grado di capire che Viterbo sta attraversando una fase d’emergenza. Non dico che tutti i mali siano colpa di questa amministrazione. Ma il loro difetto più grande è che non hanno fatto nulla per contrastare il declino. Il tessuto cittadino è stato attraversato in questi anni da grandi cambiamenti, vedi l’immigrazione. Loro non sono intervenuti. Il sindaco che ho in mente deve essere in grado di entrare nella vita della città per migliorarla. Non deve essere uno spettatore come lo è stato Michelini. Dopo cinque anni lascia una città che è meno comunità di prima. Un primo cittadino deve costruire la comunità e guidarla innescando i grandi cambiamenti che servono. Deve essere in grado di guidare una coalizione ampia, rappresentativa. Deve fare il contrario di quello che hanno fatto Michelini e Fioroni, che non hanno usato il potere per cambiare la città ma per fare delle cosette. Hanno seguito un giorno una strada, quello dopo un’altra”.

Cosa serve a Viterbo?

“Un’amministrazione, un gruppo capace di governarla davvero. Di guidarla”

Se fosse Dante dove metterebbe Michelini? In che girone?

“All’Inferno, tra gli ignavi. Sempre politicamente parlando. Ritengo che politicamente Michelini abbia grandi responsabilità. Per cinque anni di fronte ai problemi non ha fatto altro che girarsi dall’altra parte, pensando che le cose potessero risolversi da sole. Non può funzionare così. Responsabile è Michelini, lo è Fioroni ma lo sono anche i sette che a un certo punto raccontavano di essere intenzionati a chiudere l’esperienza e andare dal notaio. Poi anche loro si sono girati dall’altra parte”.

Da chi comprerebbe un’auto usata: Fioroni, Rossi o Marini?

“Non rispondo. Non ho niente da dire su di loro come persone. Sui tre posso dire che Fioroni è quello che in questo momento è messo peggio. E’ costretto a millantare successi che non ha in mano. Racconta verità che solo lui vede. Penso alla storia dei sondaggi che non sono mai stati pubblicati, se non per indiscrezioni. Parlare di sondaggi così è ridicolo. Se fosse forte davvero correrebbe a Viterbo nell’uninominale. Non credo che lo farà …”.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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