Santa Rosa nel mondo: dal Messico alla Valle dei Templi di Agrigento, passando per la remota Tanzania
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Gli Stati Generali La Fune
Può capitare di andare anche in luoghi lontani da Viterbo e trovare davanti a sé Santa Rosa. Una devozione senza confini, riscontrabile dalle longitudini del Sud America a quelle della Tanzania.

SPECIALE SANTA ROSA – Può capitare di andare anche in luoghi lontani da Viterbo e trovare davanti a sé Santa Rosa. Una devozione senza confini, riscontrabile dalle longitudini del Sud America a quelle della Tanzania. Dal santuario di Queretaro in Messico alla chiesa nella Valle dei Templi di Agrigento.

Ci sono anche città, per l’esattezza tre, che portano il suo nome: in Spagna, nelle Ande e in Brasile. Tante le rappresentazioni iconografiche. Anni fa Vincenzo Ceniti all’interno del volume “Paesi e patroni della Tuscia” racconta le realtà più significative sparse per il globo. C’è il dipinto seicentesco di Bartolomè Esteban Murillo (segnalato in una collezione svizzera) raffigurante ‘La Vergine e i Santi appaiono a Santa Rosa da Viterbo’; la tela dello stesso Murillo che presenta la santa con la croce nella mano destra e due rose in quella sinistra (al Worcester Art Museum, USA); la grande tela di Juan Antonio de Frias y Escalante (XVII secolo) al Prado di Madrid (Ultim  Comunione di Santa Rosa da Viterbo); quella, altrettanto grande, di Sebastiano Gomez al museo di Belle Arti di Salamanca (Apparizione di Santa Rosa da Viterbo, 1699) e il dipinto raffigurante il Miracolo della gallina di Gregorio Vasquez de Arce y Ceballos (1638-1711) alla Pinacoteca dei Padri Gesuiti di Bogotà.

Girando la Penisola italiana troviamo Santa Rosa in un dipinto di Macrino d’Alba (XV-XVI secolo) che la raffigura con un fascio di rose nel quadro custodito nella Galleria Sabauda di Torino. La santa che tiene nel grembiale le rose la troviamo nel dipinto di Albertino Piazza all’Accademia Carrara di Bergamo.
Benozzo Gozzoli (XV secolo) la raffigura nel grande affresco della Chiesa-Museo di Montefalco (Perugia). Nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli di Roma si apre una cappella dedicata alla Santa (raffinato il tondo con la Gloria di Santa Rosa). Sempre a Roma la riconosciamo nei dipinti seicenteschi della basilica dei SS. Cosma e Damiano insieme a Santa Rosalia da Palermo. L’immagine della Santa viterbese è presente anche nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Nella Tuscia la troviamo nella chiesa del Giglio a Bolsena, una tela raffigura la Santa con due angeli che stanno per incoronarla. In quella di San Bernardino ad Orte un dipinto mette al centro Rosa con l’abito francescano che sale verso l’alto aiutata dagli angeli. Di estrema semplicità l’ovale in affresco attribuito al Villamena nella chiesa di San Francesco a Vetralla. Ancora Rosa negli affreschi quattrocenteschi di Giovanni e Antonio Sparapane che decorano una cappella della chiesa semidiruta di San Francesco a Tuscania.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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