Santa Maria della Quercia, dopo più di due mesi i fedeli tornano in chiesa
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VITERBO - Stamani si è svolta una messa aperta al pubblico. Tutti con la mascherina, molti con i guanti, commozione e tanta compostezza pari solo alla gran voglia di ricominciare a condividere come comunità e come famiglia la parola di Dio e l’eucarestia.

VITERBO – Il primo passo.

Oggi è stato fatto il primo passo con la prima messa aperta al popolo di Dio dopo due mesi e mezzo di sospensione.

Un’emozione particolare aleggiava in Basilica stamattina. Tutti con la mascherina, molti con i guanti, commozione e tanta compostezza pari solo alla gran voglia di ricominciare a condividere come comunità e come famiglia la parola di Dio e l’eucarestia.

Un sorriso timido al posto di un abbraccio, una mano sul cuore invece del segno di pace, la comunione data da don Massimiliano sulle mani. Per noi è stato un segno impossibile da non cogliere che il dono della messa si sia ricominciato a condividere con il popolo di Dio proprio oggi, nel giorno in cui cento anni fa veniva alla luce Papa Giovanni Paolo II, il Papa venuto da lontano. Quello stesso Papa che con la Bolla Qui non sine del 27 marzo 1986 soppresse le diocesi di Tuscania, Montefiascone, Bagnoregio e Acquapendente e stabilì che i relativi territori fossero aggregati alla Diocesi di Viterbo.

Con la stessa bolla Papa Wojtyla nominò Patrona della Diocesi Maria Santissima con il titolo di “Madonna della Quercia”.

Una giornata di grazia dai molteplici significati che dopo settimane in cui comunque siamo rimasti vicini alla comunità trasmettendo sempre tutti i giorni in streaming le sante messe e il santo rosario, ci regala la speranza e la fiducia che, con gradualità e consapevolezza, con forza e responsabilità, ricominceremo a vivere con serenità e condivisione la nostra vita da cristiani.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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