Santa Maria del Giglio, il convento che rinasce grazie all’impegno di una comunità
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BOLSENA - Quando varchi la soglia, respiri l’amore che lo circonda. A confermarlo è Sabrina Aguiari che, insieme ai collaboratori dell’Associazione Punti di Vista, ne custodisce con dedizione l’anima e la visione.

BOLSENA – Ci sono luoghi dove il tempo rallenta e l’anima ritrova respiro. Accade così anche a Bolsena, al Convento di Santa Maria del Giglio. Un antico convento francescano che non è solo memoria, ma presente vivo, pulsante. Non è solo pietra, ma sogno concreto abitato da persone che da oltre trent’anni lo custodiscono, lo curano, lo fanno rinascere giorno dopo giorno.

Qui, ogni stanza racconta una storia: di accoglienza autentica, di cultura condivisa, di spiritualità laica e concreta, di lavoro collettivo. È un luogo che ha saputo trasformare l’abbandono in bellezza, la solitudine in comunità, l’utopia in realtà. Ma questo luogo ha bisogno di sostegno e ha bisogno di chi crede che un altro modo di stare insieme sia possibile.

Quando varchi la soglia, respiri l’amore che lo circonda. A confermarlo è Sabrina Aguiari che, insieme ai collaboratori dell’Associazione Punti di Vista, ne custodisce con dedizione l’anima e la visione.

Iniziamo dalle basi: qual è la storia del convento e perché è così importante per il territorio?

Il convento di Bolsena è un antico convento francescano risalente all’inizio del 1600, costruito grazie alla donazione di terre da parte della comunità locale e su richiesta e volontà dei frati, che cercavano un luogo più accessibile rispetto a quello originario situato sull’isola Bisentina. Da sempre gestito dai francescani radicali e pauperistici, il convento è stato pensato come santuario e punto di accoglienza per i numerosi pellegrini che già al tempo affluivano nella zona. L’importanza del luogo è anche legata alla manifestazione di miracoli ricevuti dai credenti che venivano a pregare presso la preesistente chiesetta di campagna, tramandati oralmente, e alla forte partecipazione comunitaria fin dalla sua fondazione. Nei secoli, è stato un punto di riferimento per lo la formazione di novizi, l’educazione dei bambini più indigenti, l’accoglienza, e la spiritualità del territorio.

Da quanto tempo l’associazione Punti di Vista è attiva e com’è nata la vostra relazione con questo luogo speciale?

Il progetto è nato nel 1992 da un gruppo di giovani animatori provenienti da una parrocchia francescana romana, San Sebastiano fuori le mura, ispirati dal desiderio di creare una forma di vita collettiva, solidale, autentica. L’incontro con i frati del convento di Bolsena, in particolare l’ultimo guardiano P.Valentino, ancora ricordato da molti a Bolsena, è avvenuto proprio in questo spirito: dopo una visita, e un primo periodo di convivenza estiva, si è avviato un percorso di cura e recupero del luogo e poi la fondazione ufficiale dell’associazione Punti di Vista. Nonostante numerose difficoltà, come l’assenza di fognature e altri lavori importanti che ci siamo caricati economicamente in prima persona, il gruppo ha continuato con determinazione, sostenendosi con le proprie forze, fino alla registrazione ufficiale del convento come “Casa per ferie” nel 2001.

 

Che tipo di attività si svolgono attualmente all’interno del convento?

Nel corso degli anni, il convento ha ospitato una vasta gamma di attività: progetti di volontariato internazionale, seminari, convegni, attività formative sui diritti, l’educazione, l’integrazione europea e le sfide per la realizzazione delle democrazie, l’economia del bene comune, la cura dell’ambiente e la conoscenza della Natura, e anche attraverso la riflessione critica sul modo i cui la conoscenza ufficiale si struttura (l’associazione si chiama Punti di Vista per questo!). Questo luogo è chiaramente stato concepito come uno spazio di accoglienza, riflessione, con apertura alla partecipazione dal basso. Anche oggi attraverso la nostra cura volontaria, pur con risorse limitate rispetto al potenziale assorbimento, continua a offrire iniziative culturali e formative aperte al pubblico, locale e internazionale.

Qual è l’atmosfera che si respira entrando oggi nel convento?

Entrare oggi nel convento significa immergersi in un’atmosfera di accoglienza autentica, cura collettiva, ma anche riflessione e ritrovamento di sé. È un luogo dove si respira ancora lo spirito originario francescano e l’impegno dei tante persone che negli anni hanno donato il loro tempo e le loro risorse per trasformarlo in un bene comune, accessibile, non commerciale e orientato alla crescita spirituale, culturale e sociale. Anche un luogo dove prendersi cura di sé e rendersi migliori.

Quali sono le aspettative per il futuro?

Il sogno è continuare a mantenere viva questa esperienza unica, rafforzando la vocazione del convento come spazio di formazione anche accademica, considerando i molti corsi e seminari che abbiamo ideato e realizzato mettendo in condivisione anche le nostre risorse e reti professionali, pur mantenendo l’accoglienza in una formula di semplicità e bellezza naturale. Pur non essendo riusciti a ottenere finora finanziamenti per restauri strutturali, l’associazione prosegue la manutenzione del luogo con le proprie risorse promuovendo attività formative, sempre espandendosi con nuovi partecipanti dal territorio e da tante parti del mondo, costruendo reti collaborative. Abbiamo molti progetti in preparazione, anche di innovazione socio-economica, sempre ispirati alla sostenibilità ambientale e sociale e alla logica dei beni comuni.

Come può essere sostenuto il vostro lavoro?

Chi vuole sostenere il progetto può farlo in vari modi: partecipando alle attività, proponendo collaborazioni, contribuendo con competenze o donazioni. Il convento è sempre stato aperto alla partecipazione volontaria. Chiunque condivida la visione di uno spazio libero, accessibile e collettivo è benvenuto, e il sostegno, in qualsiasi forma, è prezioso. Possiamo dire che consigli e idee sono benvenuti, ma lo sono ancor più gli apporti concreti e le azioni di collaborazione e sostegno messe in pratica!

Le attività del convento possono essere visionate nei siti: conventobolsena.org, puntidivista.land e nelle pagine Facebook ufficiali.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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