Santa Barbara scende in strada per difendere dal cemento il parco di via Biga di Castro
disegno del piccolo Matteo
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La gente di Santa Barbara ha dato vita questa mattina a una manifestazione per scongiurare la cementificazione del parco situato in via della Biga di Castro. Rose in mano e drappi neri per impedire la distruzione dell'area verde.
Un disegno a difesa del parco

Là dove c’era l’erba domani ci sarà una palestra. O almeno queste sembrano essere le intenzioni nel giro di un anno. Addio al parco di via della Biga di Castro, Santa Barbara. Stamattina una settantina di persone del quartiere sono scese in strada e hanno dato vita a una protesta simbolica contro l’intenzione di cementificare l’area.

 

Il progetto della realizzazione della palestra risale alla precedente amministrazione ma la gente chiede al nuovo sindaco Leonardo Michelini di realizzare la struttura su un appezzamento di terreno limitrofo praticamente libero. “Dobbiamo salvare il nostro parco delle Querce – così i residenti -. La palestra può essere spostata, basta cambiare destinazione d’uso a un pezzo di terra vicino”. Oggi il parco di via della Biga di Castro è uno spazio verde, con tanto di pista ciclabile.

 

“Buttarlo via è una follia”, questo il pensiero condiviso dai cittadini che vivono nella zona. Molti di loro hanno in mano delle rose e vestono un drappo nero, in segno di lutto. Sul posto nessun rappresentante della maggioranza. Sono intervenuti i consiglieri d’opposizione Chiara Frontini (Viterbo2020) e Gianmaria Santucci (Fondazione). Presente anche Lucio Matteucci e altri dell’associazione Viterbo Civica.

 

Domenica prossima tutto il quartiere si è dato appuntamento sul posto per ripulire il parco.

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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