Santa Barbara culla di civiltà: agli Orti Solidali arrivano le scuole
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Il 1° ottobre, tra quei filari di Santa Barbara, non si inaugurerà soltanto un pezzetto di verde per le scuole. Si celebrerà la vittoria ostinata della vita sul cemento, la prova provata che, a volte, per ritrovare la bussola del mondo basta semplicemente rimettere le mani nella terra.

 

VITERBO – C’è una geografia segreta, fatta di zolle scure, di mani callose e di silenzi operosi, che cresce ai margini del cemento, là dove la città sembra aver dimenticato il colore della terra. A Santa Barbara, quartiere di casermoni e di solitudini digitali dove dodici mila anime si sfiorano senza conoscersi, è accaduto un prodigio che sa di favola antica.

Mercoledì 1° ottobre 2026, alle ore 17, quel fazzoletto di nove mila metri quadri strappato all’incuria vedrà compiersi un nuovo rito. Sarà il Vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, a benedire e inaugurare la nuova area didattica dedicata alle scuole viterbesi, celebrando la Messa tra i profili di un’utopia che si è fatta concreta radice.

Immaginate la scena. Un tempo qui c’era solo un terreno dimenticato dall’amministrazione comunale, concesso alla Caritas nel lontano 2016 e trasformato, col sudore dei volontari e la speranza degli ultimi, in un polmone di dignità. Oggi ci sono quarantacinque lotti geometrici, un pozzo d’acqua viva, i container che odorano di attrezzi e legno, e oltre seimila chili di pomodori, insalate e ortaggi che ogni anno sfidano la miseria. Per chi vive con una pensione da cinquecento euro al mese, quei centotrenta chili di raccolto per lotto non sono solo cibo: sono un salvagente, un piccolo tesoro da diecimila euro l’anno che risana i bilanci e rimargina le crepe dell’anima.

Ma il vero miracolo non sta nella quantità del raccolto. Sta nel nome stesso del progetto: “Coltiviamo Relazioni”. In un mondo che corre verso l’isolamento, dove gli anziani spengono i giorni davanti a una finestra e i giovani cercano altrove un senso, qui ci si china insieme sulla terra. Si condivide la fatica della zappa e la gioia trepidante del primo germoglio. E adesso, con l’apertura dell’area didattica, quel cerchio si allarga ai bambini, alle scuole, affinché imparino fin da piccoli che la terra non è una merce da saccheggiare, ma una madre che insegna la pazienza e l’ascolto.

Fiumi di parole si sprecano ogni giorno nei convegni sulla povertà e sulla sostenibilità. Ma la verità, quella vera che non ha bisogno di aggettivi, profuma di umido e di concime buono. Trenta persone che donano il surplus del proprio raccolto alla mensa diocesana e all’Emporio solidale; i nonni che insegnano ai nipoti a piantare i semi; la comunità ortodossa e i volontari delle Acli che tessono una trama invisibile e forte contro l’abbandono.

Il 1° ottobre, tra quei filari di Santa Barbara, non si inaugurerà soltanto un pezzetto di verde per le scuole. Si celebrerà la vittoria ostinata della vita sul cemento, la prova provata che, a volte, per ritrovare la bussola del mondo basta semplicemente rimettere le mani nella terra.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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