
VITERBO – Mario Malerba, responsabile del dipartimento socio sanitario della Cisl, tra gli intervistati dell’Isola che non c’è 2023. Con lui abbiamo parlato della situazione della sanità viterbese.
Sanità viterbese, che situazione registra?
“Siamo lontani dalla territorializzazione della sanità, non c’è vicinanza con la popolazione. Se ne parla dal 1997 quando si inizia a parlare di case della salute. Hanno cambiamento nome tante volte ma pur cambiando il nome la sostanza non c’è. Nel progetto del nostro territorio 12 case della comunità, 4 ospedali di comunità, cinque centrali operative territoriali. Questo secondo il PNRR. Andiamo a fare queste strutture e va bene ma il personale da mettere dentro c’è o non c’è?
Mi sono fatto un rapido calcolo e nel Viterbese servirebbero 127 infermieri e siamo molto lontani da questi numeri. Stiamo realizzando una macchina senza benzina. Se a questi 127 aggiungi i 103 infermieri di famiglia previsti arriviamo a 230, la formazione non riesce a sfornare così tanto personale infermieristico. Anche pagando ci sarebbero problemi”.
Liste di attesa, come siamo messi?
“Nella nostra Asl non siamo tanto messi male. Il progetto Pola per le liste d’attesa, fatto da Regione Lazio lo scorso anno, ha destinato fondi per trovare risposte alle esigenze dei cittadini. Dovremmo continuare a dare risposte in questo senso anche quest’anno con fondi propri della Asl”.
Mancano pediatri, mancano medici di base che vanno in pensione e non vengono sostituiti. Importante è la formazione universitaria, i numeri chiusi ci stanno creando problemi. La selezione andrebbe fatta una volta che le persone hanno studiato”.
Che futuro vede per il sistema sanitario della Tuscia nei prossimi cinque anni?
“La prima cosa che mi aspetto è il completamento di Belcolle. Mi aspetto interventi notevoli. Il presidente Rocca ha parlato di interventi sul pronto soccorso. Abbiamo 160-170 accessi al giorno a Belcolle e la maggior parte sono inappropriati perché manca un filtro. La verità è che serve personale. Un obiettivo importante sarebbe un’integrazione socio-sanitaria. Abbiamo nella nostra Asl tre distretti sanitari e poi abbiamo cinque distretti sociali, come fai a integrare i cinque distretti sociali con i tre sanitari. Spesso è molto difficile. Comincerei ad aggiustare questa cosa: tre distretti sociali per tre distretti sanitari”.

















