Sanità Lazio, storia di un progressivo declino: personale ridotto del 14%, 3 posti letto ogni mille abitanti e tanta mobilità passiva
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ROMA - Cure dimagranti per il sistema sanitario laziale. E’ quello che emerge da alcune anticipazioni pubblicate sul Il Tempo dall’agenzia Dire sul rapporto OASI 2018 curato dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria dell’Università Bocconi di Milano.

ROMA – Cure dimagranti per il sistema sanitario laziale. E’ quello che emerge da alcune anticipazioni pubblicate sul Il Tempo dall’agenzia Dire sul rapporto OASI 2018 curato dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria dell’Università Bocconi di Milano.

L’Italia spende solo il 8,9% del pil in sanità, un dato scarso se confrontato con quelli di altri Paesi europei come l’Inghilterra (9,8%) e Germania che addirittura supera i 10 punti di pil. Buona invece la notizia dell’avanzo da 529 milioni registrati dal comparto sanitario laziale nel 2017. Si, ma a quale prezzo?

Tante le carenze del Lazio dal punto di vista sanitario: in primis la carenza del personale, diminuito del 14% dal 2010 e in linea con il 15% della Campania. Dati giganti se confrontati con quelli della Lombardia che nello stesso periodo perde solo il 3% del personale. 16 è invece il numero degli ospedali chiusi accompagnati da una diminuzione di 3.600 posti letto, un numero che porta la regione sotto la media nazionale dei 3 letti ogni 1000 abitanti.

Tagli che non fanno altro che aumentare i tempi di attesa. Non a caso secondo il rapporto OASI tra le regioni che presentano tempi di attesa più lungi per i codici gialli figura proprio il Lazio con una media di 28,5 minuti. Subito dopo le Marche con tempi che sfiorano 45 minuti.

Una serie di motivi che costringono i pazienti laziali all’esodo verso le regioni confinanti. Infatti “Se si considera la provenienza dei pazienti ricoverati fuori regione rispetto alla mobilità complessiva – spiega il rapporto – è la Campania a presente la percentuale più elevata (10,5%), seguita dal Lazio (10,3)”. I peggiori insomma.

Cattive notizie anche per il numero di operatori sanitari che arrivano solo a 7,1 operatori ogni mille abitanti. Anche qui carenti rispetto a regioni come la Lombardia dove la media è di 9,6. Preoccupa anche il numero degli infermieri. Il Rapporto OASI, infatti, evidenzia un calo 2.497 unità rispetto al 2009 dove gli infermieri arrivavano a 22.599 in tutta la regione.

Su questo fronte recentemente il governatore e commissario alla sanità Zingaretti ha cercato di metterci una “toppa”. Termine usato dalla ministra della Salute Giulia Grillo per descrivere il piano di assunzione di 258 infermieri da poco annunciato dal governatore.

Una misura questa che potrebbe essere l’ultimo provvedimento targato Zingaretti. Entro questo mese infatti dovrebbe finire il commissariamento del comparto sanitario laziale preso in carica proprio dal governatore Zingaretti nel 2008, quando il deficit sanitario raggiunse quasi i 2 miliardi.

Una carica quella di commissario che sta per scadere anche per l’effetto dell’approvazione della manovra economica, la quale contiene una norma che impedisce ai governatori di assumere la carica di commissorio alla sanità. La norma infatti prevede che da ora in poi a ricoprire quel ruolo ci saranno solo figure specializzate e con esperienze comprovate.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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