
VITERBO – Non si può essere una città turistica senza un lavoro serio sul turismo. In realtà senza un lavoro serio non si possono ottenere risultati in nessun campo. Dovrebbe essere la sagra dell’ovvio ma la consapevolezza dei fattori di base sembra sfuggire ai contemporanei.
Partendo da questa prospettiva, forse, si può capire la realtà della città di Viterbo. Luogo potenzialmente interessante e con carte giocabili sul tavolo dell’appeal ma piuttosto depresso. Che il lavoro sia la via lo ha dimostrato chi in questi anni si è rimboccato le maniche e ha vinto le sue scommesse nonostante manchi una strategia di contesto e la città anziché favorire la libera impresa di fatto semina tanti ostacoli non costruendo soluzioni ai problemi che ci sono.
Lo hanno dimostrato gli imprenditori di Archeoares che hanno creduto, l’impresa è stata possibile grazie all’apertura mentale della Curia, in una Viterbo turistica e hanno messo in piedi qualcosa di interessante. Così come ne hanno dato prova diversi imprenditori che stanno facendo bene nel settore dell’accoglienza o della ristorazione. La città è cresciuta nell’ultimo decennio sulla spinta dei privati, grande assente la politica. Forse perché la politica tende a coltivare una mentalità poco inglese o centrata sul lavoro e più impostata sulla ricerca casuale e randomica (tipo mosca nel barattolo) del consenso. Comunque non sappiamo fino in fondo le ragioni di questa latitanza e non vogliamo fare pistolotti sulla classe politica che c’è e che c’è stata perché non servirebbe a nulla.
Sta di fatto che il quartiere medioevale più grande d’Europa: San Pellegrino; è fermo da decenni. Zero investimenti, zero interventi per fare rispettare il decoro urbano, persino zero pulizia della cacca di piccione che rende vergognosa anche una banale passeggiata. Siamo usciti dalla redazione e abbiamo consumato un po’ di suola di scarpe, come si dovrebbe fare.
Abbiamo incontrato un quartiere che dovrebbe essere un gioiello e invece è altro. E senza un cuore del centro attraente e attrattivo anche tutto il resto inevitabilmente annaspa. Cosa manca a San Pellegrino? Tutto. Manca un piano per San Pellegrino, mancano centinaia di migliaia di euro per intervenire in maniera seria e sistemare e rilanciare. Manca una promozione e una presenza organizzata sui mercati turistici.
Cosa c’è invece? Grande approssimazione. Basta buttare l’occhio su come sono stati risistemati i gradini rotti di Palazzo degli Alessandri, proprietà della provincia di Viterbo. Basta vedere la sporcizia diffusa e le proprietà private tenute in uno stato insostenibile nell’indifferenza di chi la città è chiamato ad amministrarla. Non è questione di Arena, di Michelini, di Marini, di Meroi o Gabbianelli. Il piano per San Pellegrino non l’ha fatto nessuno e non è nemmeno tempo di puntare il dito. Una sola cosa vogliamo chiedere al sindaco Arena e alla sua squadra di governo cittadino: fate questo piano, affrontate in maniera tecnica la questione. Perché? Guardate le foto, non dobbiamo dire altro.
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