
Caro Direttore,
ho letto il tuo intervento su San Pellegrino in Fiore, anche a commento di quello di Giulio Della Rocca. Non entro nel merito specifico delle graduatorie, per tanti motivi che non starò qui ad elencare. Ma sugli aspetti metodologici credo di poter offrire un ulteriore elemento di dibattito.
Se nel Bando c’è scritto che i progetti dovranno stabilire un evidente connessione tra la città e il suo territorio e valorizzare la tradizione storica e culturale del medioevo viterbese, nonché stabilire una evidente prospettiva per la possibile elezione di Viterbo a Capitale europea della cultura, alcune condizioni dovrebbero essere chiare: sono benvenuti i contributi di architetti, ingegneri, geometri e paesaggisti; sono benvenuti i contributi di storici e di studiosi di tradizioni popolari; sono benvenuti i contributi di agronomi e vivaisti; sono benvenuti i contributi di esperti di comunicazione e di marketing organizzativo; sono benvenuti i contributi di artisti e creativi; sono benvenuti i contributi di tutti i cittadini viterbesi in possesso di nozioni o di esperienze connesse con le finalità del Bando.
Ovviamente, nello stilare la parte di progetto che ne prevede la messa in opera, la valutazione finanziaria e perfino la redazione grafica, è utile che vi intervengano anche professionisti del settore.
Sorprende allora che il Bando sia stato rivolto solo ad architetti, ingegneri e agronomi iscritti ad Albo Professionale. Sorprendono anche i criteri di selezione dei membri della Commissione.
Scelte che mi verrebbe da definire quanto meno riduttive, se non addirittura “corporative”. Come vede, mi limito a valutazioni di tipo “metodologico”, senza entrare in quelle di natura estetica, che possono essere soggettive, e neppure in quelle, che pur mi competono, sul valore comunicativo e rievocativo dei progetti premiati.
Ci sarebbe anche da valutare se una manifestazione del genere non debba coinvolgere tutto il centro storico monumentale e non solo alcune aree. Penso quanto meno a tutte le piazze dotate di fontane, alle mura … Ma questa è un’altra storia.


















