San Pellegrino in Fiore, l'eredità buona di Silvio Franco e la svolta data alla storica manifestazione
Foto Silvio Franco
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Il sistema sta dando e darà nel tempo, se qualche scappato di casa del futuro non dovesse decidere di cambiarlo, edizioni legate a una firma: Ascenzi, Porciani, etc. Quindi chiaramente riconoscibili nello stile e meglio comunicabili. E anche la comunicazione sta iniziando a funzionare.

EDITORIALE – Meno male che Silvio (Franco) c’è. Nei giorni in cui tutta la città di Viterbo può godersi la gioia di una manifestazione di successo come San Pellegrino in Fiore è giusto dare a Cesare quello che è di Cesare. E in questo caso l’uomo della svolta va individuato nell’ex assessore Silvio Franco che ha permesso all’amministrazione Frontini di mettere la storica manifestazione, ideata negli anni Ottanta dal duo Malè-Fontana, sui giusti binari e risollevarne le sorti.

Silvio Franco si prese la briga, dimostrando pelo sullo stomaco, di fare saltare l’edizione 2023 di San Pellegrino in Fiore. Non lo fece perché cattivo, come magari qualcuno voleva pure dipingerlo, e neanche perché incapace, anche qui qualcuno ce l’ha dipinto, ma molto banalmente perché persona (e assessore in quel caso) serio. Nel 2023 Franco si trovò tra le mani un San Pellegrino in Fiore non governato e non governabile e si rifiutò di mettere nel flipper dell’amministrazione pubblica una “palla-matta”.

Preferì alzare il flipper, mandarlo in tilt, staccare la spina e giocare una nuova partita l’anno dopo. Nel frattempo rilevò dai “santissimi fondatori” Malé-Fontana il brand ‘San Pellegrino in Fiore’, che oggi è di proprietà di tutti i viterbesi. Quindi introdusse un nuovo modo di fare le cose, più adatto ai nuovi tempi e all’ambizione di far fare un salto alla manifestazione.

Così è nato il bando per l’individuazione di un progetto di arredo urbano florovivaistico per dare vita a una nuova era di San Pellegrino in Fiore. Mossa che ha portato l’onere organizzativo a carico del Comune, un po’ come avviene per la Macchina di Santa Rosa. Un’impostazione, curata in prima persona dall’assessore Silvio Franco, che ha puntato a fare segnare una svolta qualitativa all’evento.

Si è fissata l’area d’intervento: Il progetto di arredo urbano florovivaistico dove essere predisposto all’interno delle seguenti aree: piazza S. Lorenzo, via S. Lorenzo, piazza della Morte, via Pietra del Pesce, via Macel Maggiore, piazza San Carluccio, via San Pellegrino, piazza Scacciaricci, piazza San Pellegrino e piazza del Gesù.

Si è stabilito che al bando possono partecipare solo professionisti regolarmente iscritti agli Ordini degli Architetti, degli Ingegneri e dei Dottori Agronomi e Forestali. Un fatto che restringe di molto il campo di provenienza delle candidature ma aumenta la qualità del risultato finale.

Quel bando ci ha regalato un San Pellegrino interessante firmato da Raffaele Ascenzi e un giovane team. Quest’anno è il turno di Porciani, che al bando arrivò secondo.

Ora San Pellegrino in Fiore ha una struttura decisionale e organizzativa, è una manifestazione perfettamente governata e governabile. Dettaglio che fa tutta la differenza del mondo. Insomma si è usciti dal caos e dalle nebulose e si è scelto di fare le cose con metodo.

Il sistema sta dando e darà nel tempo, se qualche scappato di casa del futuro non dovesse decidere di cambiarlo, edizioni legate a una firma: Ascenzi, Porciani, etc. Quindi chiaramente riconoscibili nello stile e meglio comunicabili. E anche la comunicazione sta iniziando a funzionare. Quest’anno azioni di promozione di San Pellegrino in Fiore sono state fatte anche a Roma.

Insomma Silvio Franco si è meritato un bel trenta. Sulla lode non ci sbilanciamo.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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