San Pellegrino in Fiore, distrutto l’addobbo a Piazza Fontana Grande
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O quell’addobbo dava fastidio o la madre degli stupidi è sempre incinta. Amaro risveglio per i turisti e per i cittadini a passeggio per San Pellegrino in Fiore questa mattina: l’addobbo che decorava la fontana di Piazza Fontana Grande è stato distrutto nella notte.

O quell’addobbo dava fastidio o la madre degli stupidi è sempre incinta. Amaro risveglio per i turisti e per i cittadini a passeggio per San Pellegrino in Fiore questa mattina: l’addobbo che decorava la fontana di Piazza Fontana Grande è stato distrutto nella notte.

Fiori strappati buttati nella fontana insieme a immondizia galleggiante e dignità sotto le scarpe. Nessuna dignità per chi ha lavorato ore a quell’addobbo e per chi voleva continuare a godersi la storica festa viterbese senza dover dire ancora una volta “hai visto che è successo?”.
La fiorista Federica Salomoni dell’Officina dei Fiori ha affidato la sua delusione ad un post su Facebook e da lì grida la sua amarezza verso la totale mancanza di rispetto verso il suo lavoro:

“Le foto che pubblico stamani non mi piacciono, non mi piacciono nemmeno un po’
Raccontano l’ennesimo atto di maleducazione e vandalismo perpetrato ai committenti dell’allestimento della fontana, la rete d’impresa Viterbo Capitale Medievale , a me che ho lavorato per ore e ore alla realizzazione di ca 17 metri di torchon di verde – tante ore e tanto verde ve lo assicuro – , alla città e a tutti i suoi abitanti che siano viterbesi o meno come me ,per esempio, che da anni scelgo di vivere qui e fare impresa.
Non mi piacciono queste immagini perché parlano di mancanza totale di rispetto per la cosa pubblica, per il lavoro e i soldi altrui, di poca intelligenza e di scarso scarsissimo senso civico. In proporzioni differenti si mettono amore e passione, anni di esperienza, ci si mettono progetti andati in fumo o andati storti che diventano nuova linfa per fare meglio la prossima volta , ci si mettono puntualità è professionalità e il proprio gusto e modo di vedere, ci si mettono ansia da prestazione e ore di sonno perché quei fiori messi in un certo modo, quel verde intrecciato fino a farsi sanguinare le mani col filo di ferro raccontano qualcosa. Guardo queste immagini e mi arrabbio e poi la rabbia diventa delusione e la delusione certezza che la città ha perso ancora un’occasione di essere un posto dove ognuno può dare il meglio di sé e di ciò che sa fare.”

Rimane l’amarezza di veder vanificato il lavoro di un gruppo di persone che hanno creduto che la nostra città possa essere ancora più bella e la speranza che episodi come questo non succedano più.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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