
VITERBO – L’unica cosa certa è la bellezza. San Pellegrino in Fiore 2024, dal primo al cinque maggio, è destinato a scrivere la storia della manifestazione segnando uno spartiacque da cui sarà impossibile tornare indietro.
Viterbo è riuscita a fare il salto di qualità e lo ha fatto in continuità con il passato. Tutti guardano con gratitudine all’idea e al lavoro, durato per decenni, che ha trovato i suoi motori nel tandem Malè-Fontana. Oggi quel brand San Pellegrino in Fiore, ceduto a Palazzo dei Priori da quei padri nobili, risplende di una nuova dimensione. Il Comune di Viterbo ha fatto il suo: ci ha messo i soldi e ha costruito una procedura capace di selezionare il meglio delle idee, ricalcando con coraggio lo schema per la selezione del progetto delle nuove Macchine di Santa Rosa.
In queste ore della vigilia guardare la città restituisce emozioni positive. Il progetto di Raffaele Ascenzi e del team di bravi professionisti che ha vinto il bando d’idee è capace di valorizzare le piazze storiche della zona monumentale del centro storico.
Non c’è molto da dire. La città esce da una dimensione amatoriale a arriva a un livello tecnico superiore e, cosa più importante, lo fa senza dividersi. Alla presentazione di questa edizione 2024 erano presenti tutti e ognuno è stato riconosciuto per il suo valore reale. Malè e Fontana i padri, gli ideatori. Ascenzi e la sua squadra i traghettatori. Gli amministratori frontiniani i fautori di questa trasformazione non banale, non scontata e capace di fare il necessario per il centro storico: valorizzarlo davvero, con qualità.
Manca ancora all’appello una capacità comunicativa e sarebbe buona cosa acquisirla, specie quando si spendono cifre che hanno un minimo di peso. Ai delatori di rito lasciamo le critiche sui costi, su quello che mancherà, su qualche cestino dei rifiuti traboccante, sul maltempo (piove, Frontini ladra!) … roba di pagliuzza evangelica insomma.


















