
VITERBO – San Pellegrino 2024 è alle porte e quanto accadrà: i risultati prodotti, il gradimento della manifestazione, l’immagine che ne verrà fuori della città; è destinato a esprimere una sorta di sentenza sull’assessore Silvio Franco.
Per il numero uno dello Sviluppo Economico questa edizione è una sorta di roulette russa politica. Che tipo di colpo è stato caricato in canna nessuno può ancora saperlo. Almeno fino allo sparo del primo maggio.
Nell’aria c’è odore di qualche mal di pancia, anzi più d’uno. L’evento infatti ha una sua complessità e organizzarlo significa, soprattutto per questo debutto, camminare in equilibrio tra la tradizione e l’innovazione. Se Franco avrà saputo miscelare nella giusta maniera i vari ingredienti ne uscirà vittorioso e trionfante. In caso contrario inizierà la sua salita al Calvario.
Non è ammissibile un fallimento. Anche perché quello che doveva essere un assessorato dinamico e turbina di un cambiamento importante della città stenta a produrre e trasmettere energia.
Tra le lamentele intercettabili ci sarebbe una certa pignoleria e poco senso pratico. Questo lo dicono “le voci”, che lasciano il tempo che trovano. Quello che conta sono i fatti. Conta portare a casa un San Pellegrino in Fiore convincente, con il sorriso tra le persone, numeri importanti di presenze e una certa contentezza tra chi ci ha lavorato a vario titolo.
Ricordate il film ‘Il Cacciatore’? Ecco servito un San Pellegrino in Fiore da foresta vietnamita.


















