
VITERBO – San Pellegrino 2024 convince e regala un centro storico davvero bello a decine di migliaia di persone che hanno scelto di vivere l’esperienza. “C’è un’idea”, il commento più gettonato. Questo lo riconoscono tutti, poi magari c’è chi spolvera un po’ di nostalgia e non la regge: “certo però che non ci sono i fiori”.
Sì, i fiori non ci sono perché è stata superata l’idea della festa provinciale (Dio benedica sempre Malé e Fontana che l’hanno ideata, sia chiaro) e si è voluta cercare una nuova dimensione di città. Una Viterbo che sicuro non ha il potenziale economico di altri capoluoghi di provincia ma che non usa questo come alibi per restare arroccata nella mediocrità.
Vincono gli architetti che hanno realizzato il progetto vincitore, capitanati da Raffaele Ascenzi. Vince il centro storico che ha avuto un’occasione d’oro per mostrare il suo volto, sicuramente migliorato negli ultimi anni, a tanti che non lo frequentano e leggono sui social le critiche perenni degli scontenti (di se stessi) di turno. Come non notare infatti che San Pellegrino è vitale e hanno aperto diverse attività? Come non accorgersi che almeno il primo tratto di via Cardinal La Fontaine, con una serie di locali e ristoranti, sia diventato un luogo davvero interessante e capace di proporre il buono e il bello? Come non riscontrare che la zona di piazza della Morte è più viva e bella che mai?
Vince il Comune di Viterbo che acquista il brand San Pellegrino in Fiore, introduce il bando d’idee e realizza un’edizione della manifestazione che ha un senso nuovo e capace di innescare tanti effetti positivi.
Perdono i detrattori. Perde chi ha bisogno di mettere in giro delle fakenews come quella del biglietto d’accesso a 15 euro quando invece è tutto gratuito. Perde chi auspicava che ci fossero poche presenze. Perde insomma chi, per varie ragioni, avrebbe desiderato il fallimento di una manifestazione per strumentalizzare la questione politicamente. Come se la politica di un capoluogo fosse una competizione tra comari sull’uscio. Visione piccola di città che Viterbo deve superare se non vuole continuare a rimanere prigioniera di se stessa.
Non passa neanche “l’amo retorico” del “dove sono i fiori?”. I più hanno compreso il senso del tutto e apprezzato il progetto di questa edizione 2024. E neppure la versione più moderna del “polemicame” d’occasione: “Certo che per vedere gli allestimenti servirebbe volare”. Le architetture della città infatti hanno offerto punti rialzati da cui godere anche di visioni dall’alto. A piazza Scacciaricci era possibile salire su Palazzo Scacciaricci (aperto tra l’altro per una mostra), a piazza San Pellegrino era possibile vedere dall’alto del loggione di Palazzo degli Alessandri l’installazione al centro della piazza, al duomo c’erano a disposizione i gradini del duomo, del Palazzo di Valentino della Pagnotta e di Palazzo Papale. A piazza del Gesù le scale di abitazioni di affaccio e lo stesso a piazza San Carluccio. Tanto che si sono create anche delle file per fotografare da questi punti sopraelevati gli allestimenti.
Una città vincente, una Viterbo convincente, vivibile, piacevole e sicura. Quando si esce dai social e si va davvero nei posti si può rimanere sorpresi. Anche perché i social funzionano in maniera tale da “pompare” e “premiare” il brutto. San Pellegrino in Fiore 2024 ha saputo raccontare una città tranquilla, che lavora per superare i propri limiti, che pensa e immagina.


















