
VITERBO – Era da tempo che non facevo un giro per San Pellegrino. In quel quartiere in cui sono cresciuto e di cui conosco ogni singola pietra. Finalmente, dopo settimane di lavoro, mi sono ritagliato del tempo per fare una passeggiata tra i ricordi…
Beh, col senno di poi, avrei fatto meglio a non averla mai fatta. Avevo intenzione di partire da piazza del Fosso per arrivare fino a Piazza San Carluccio ma, arrivato a Piazza San Pellegrino, credetemi, non ce l’ho fatta a continuare da quanto ero disgustato, deluso e avvilito.
Non voglio nemmeno annoiarvi spendendo parole inutili sul degrado e sull’abbandono in cui versa il quartiere, le foto descrivono più che eloquentemente la situazione.
Vorrei più che altro soffermarmi e riflettere a voce alta con i nostri lettori su come sia stato possibile ridurre così il nostro più grande patrimonio storico-monumentale. Le amministrazioni che si sono alternate alla guida della città non hanno mosso un dito per la salvaguardia di questo gioiello.
Camminando tra le rovine di San Pellegrino emergono tutti i difetti di quella che ama farsi chiamare “classe dirigente”: ignoranza, incapacità di programmare, mancanza di cultura del bello, menefreghismo.
Sono gli stessi che si riempiono la bocca con le parole “cultura” e “turismo”. Ma quale cultura? Se non siamo nemmeno capaci di tutelare un quartiere che tutto il mondo ci invidia. Quale turismo? Se i turisti devono venire a Viterbo a vedere questo schifo meglio non farli venire. Altrimenti chissà cosa racconteranno della nostra città una volta ritornati a casa.
Serve una presa di coscienza forte: San Pellegrino è morto. Ma ho come la sensazione che questo non importi a nessuno. Se non facciamo qualcosa per riportarlo in vita saremo tutti colpevoli e sarà vero quello che dicono di noi in Toscana: “I viterbesi camminano sui diamanti ma non se ne rendono conto”.
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