San Pellegrino è morto, trenta foto per documentare il declino
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VITERBO – La Fune racconta in 30 scatti il degrado e l’abbandono in cui versa quello che dovrebbe essere il “cuore” della Viterbo Medievale; il nostro biglietto da visita, capace di attrarre turisti e investitori.

VITERBO – Era da tempo che non facevo un giro per San Pellegrino. In quel quartiere in cui sono cresciuto e di cui conosco ogni singola pietra. Finalmente, dopo settimane di lavoro, mi sono ritagliato del tempo per fare una passeggiata tra i ricordi…

Beh, col senno di poi, avrei fatto meglio a non averla mai fatta. Avevo intenzione di partire da piazza del Fosso per arrivare fino a Piazza San Carluccio ma, arrivato a Piazza San Pellegrino, credetemi, non ce l’ho fatta a continuare da quanto ero disgustato, deluso e avvilito.

Non voglio nemmeno annoiarvi spendendo parole inutili sul degrado e sull’abbandono in cui versa il quartiere, le foto descrivono più che eloquentemente la situazione.

Vorrei più che altro soffermarmi e riflettere a voce alta con i nostri lettori su come sia stato possibile ridurre così il nostro più grande patrimonio storico-monumentale. Le amministrazioni che si sono alternate alla guida della città non hanno mosso un dito per la salvaguardia di questo gioiello.

Camminando tra le rovine di San Pellegrino emergono tutti i difetti di quella che ama farsi chiamare “classe dirigente”: ignoranza, incapacità di programmare, mancanza di cultura del bello, menefreghismo.

Sono gli stessi che si riempiono la bocca con le parole “cultura” e “turismo”. Ma quale cultura? Se non siamo nemmeno capaci di tutelare un quartiere che tutto il mondo ci invidia. Quale turismo? Se i turisti devono venire a Viterbo a vedere questo schifo meglio non farli venire. Altrimenti chissà cosa racconteranno della nostra città una volta ritornati a casa.

Serve una presa di coscienza forte: San Pellegrino è morto. Ma ho come la sensazione che questo non importi a nessuno. Se non facciamo qualcosa per riportarlo in vita saremo tutti colpevoli e sarà vero quello che dicono di noi in Toscana: “I viterbesi camminano sui diamanti ma non se ne rendono conto”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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