
di Francesco Mattioli
“Caro Direttore,
leggo sul Suo giornale dell’intervento del senatore Fusco, il quale invoca l’esercito per riportare ordine a San Faustino; a suo dire, con l’appoggio del Prefetto.
Certo, San Faustino è diventato nel tempo un covo di spacciatori e devianti d’ogni genere, con ampia preponderanza di immigrati africani e sudamericani. Un ghetto che è stato lasciato crescere e prosperare, che per anni ha fatto comodo, per esempio, ai vecchi proprietari di abitazioni, che dopo averle abbandonate, hanno trovato il modo di prenderci qualche soldo affittandole o vendendole. Pecunia non olet. Per almeno vent’anni questo ghetto non ha trovato la debita attenzione dell’amministrazione comunale, che fosse gestita da destra o da sinistra, in ogni caso poco informata su cosa si intende per rigenerazione urbana e su cosa si intende per prevenzione e per sicurezza integrata.
Oggi, per riparare i guasti dell’incuria e della superficialità amministrativa e politica, si vuole ricorrere all’esercito; per affrontare quattro rubagalline e degli spacciatori di seconda mano cresciuti di fatturato all’ombra di un disinteresse sociale e politico pressoché totale. Fatte le debite proporzioni, a Caivano, a Scampia, al Librino, a Rogoredo, a Tor Bella Monaca occorrerebbe invitare la Wagner…
E se si provasse semplicemente a ripulire il quartiere da quei quatto noti balordi che lo affliggono? Ad offrire alternative di vita ai giovani del posto? A strappare gli stranieri ad una marginalità che viene da lontano? Certo, restando fermissimi nell’esigere il rispetto delle regole della convivenza civile, ma contemporaneamente offrendo opportunità e prospettive. E ricordando che molti dei clienti dei detti balordi sono spesso i rampolli di quella stessa “Viterbo bene” che oggi sosterrebbe il senatore in un’opera di pulizia, pardon di polizia, anticrimine all’ombra di un autoblindo”.


















