Salvare Talete? Per l'amministratore Genova servono 300 milioni di euro
uffici Talete
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VITERBO - Un indebitamento e un bisogno di nuova liquidità per cui non sarebbe sufficiente neppure il tanto prospettato finanziamento di Arera, che permetterebbe di avere in mano 40 milioni di euro.

Un mare di soldi: 300 milioni di euro. Questa la cifra che servirebbe per rimettere in carreggiata Talete spa. A dichiararlo al Corriere di Viterbo è l’amministratore Salvatore Genova.

Un indebitamento e un bisogno di nuova liquidità per cui non sarebbe sufficiente neppure il tanto prospettato finanziamento di Arera, che permetterebbe di avere in mano 40 milioni di euro. E’ inoltre più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che i comuni dell’Ato 1 affrontino la spinosa questione ricapitalizzando la società di gestione del servizio idrico.

Tutte realtà che spingono a individuare come unico punto di caduta possibile l’ingresso sostanzioso dei privati. Il nome che circola è quello di Acea.  

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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