Sallupara, servono 300mila euro da Palazzo dei Priori per non perderne un milione da Intesa Sanpaolo
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VITERBO - "Si tratta di una partita molto importante per la città - spiega Giulio Marini -. Buon senso vuole che questi soldi vengano stanziati, altrimenti si creano problemi anche di cassa per il Comune. Perché il milione di Intesa è stato anticipato da Palazzo dei Priori per realizzare tutti i lavori portati avanti fino a oggi. Confido che entro l'anno sia chiusa positivamente questa partita".

VITERBO – Un percorso iniziato nel 2010 e non ancora concluso. Questa è la storia delle scuderie di Sallupara. Allo stato dell’arte mancano all’appello 300mila euro, necessari per realizzare impianti e pavimentazioni per poi quindi inaugurare la struttura rimessa al mondo. 

Deve trovarli il Comune di Viterbo e molto probabilmente si deciderà, a breve, di prenderli dai circa 6 milioni di avanzo di bilancio individuato dall’assessore competente Enrico Contardo. Anche perché se Palazzo dei Priori non farà questa mossa si rischia di perdere definitivamente il milione di euro messo sul tavolo, per il recupero dell’opera del Brunelleschi, da Intesa Sanpaolo. Un milione stanziato ma col vincolo di essere liquidato solo a edificio messo in funzione. 

“Si tratta di una partita molto importante per la città – spiega Giulio Marini -. Buon senso vuole che questi soldi vengano stanziati, altrimenti si creano problemi anche di cassa per il Comune. Perché il milione di Intesa è stato anticipato da Palazzo dei Priori per realizzare tutti i lavori portati avanti fino a oggi. Confido che entro l’anno sia chiusa positivamente questa partita”.

Proprio Marini ha avuto un ruolo centrale nel recupero di Sallupara. Fu sua l’intuizione di mettere in gioco i 250mila euro che la Regione riconobbe al Comune di Viterbo come riconoscimento per “il miglior patto di stabilità del Lazio”. Servirono per acquistare l’area di 850 metriquadri dal demanio. Ma fu l’acquisto di 20mila metricubi di macerie, figlie dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

Fu sempre Marini a cucire una tela con Fondazione Carivit, che pagò il progetto di recupero, e Cassa di Risparmio di Viterbo (poi Intesa Sanpaolo) che accettò di metterci un milione di euro. In epoca Marini si operò la rimozione delle macerie, in era Michelini venne affidato all’impresa Ciorba l’appalto per la realizzazione dei lavori di recupero. Tutta questa fase è stata ultimata. Con il ribasso di gara, sul milione messo, sono avanzati 100mila euro. Insieme ai 300mila che il Comune dovrebbe stanziare si otterrebbero i 400mila euro necessari per finire tutto e consegnare le scuderie del Papa ai viterbesi.

La destinazione è un centro per la formazione e la crescita dei ragazzi viterbesi. “Oggi quel recupero ha un nuovo senso nell’area di San Faustino. E’ il segnale della rinascita di un quartiere importante e di tutto il centro storico”, così Marini. 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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