Sacro Bosco di Bomarzo, i nomi più in vista dell'arte moderna si danno appuntamento a Roma per la presentazione del nuovo libro di Antonio Rocca
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VITERBO - Le presenze di Claudio Strinati, autore della premessa, di Luigi Ficacci, direttore dell’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, e di Giovanna Cassese, presidente dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche e direttrice dell’Accademia di Belle Arte di Napoli, suonano come un importante riconoscimento del valore scientifico di un testo che ha rivoluzionato gli studi sul parco bomarzese.

VITERBO – Alcune tra le figure più in vista nel panorama dell’arte moderna si sono date appuntamento a Roma per presentare il nuovo libro di Antonio Rocca sul Sacro Bosco di Bomarzo.

Le presenze di Claudio Strinati, autore della premessa, di Luigi Ficacci, direttore dell’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, e di Giovanna Cassese, presidente dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche e direttrice dell’Accademia di Belle Arte di Napoli, suonano come un importante riconoscimento del valore scientifico di un testo che ha rivoluzionato gli studi sul parco bomarzese.

Per utilizzare le parole dell’eminente studioso Claudio Strinati: “Un’apparentemente insuperabile incertezza interpretativa nella individuazione delle vere fonti letterarie, filosofiche e artistiche di un complesso così strano e curioso, hanno fatto sì che per molto tempo restasse completamente ignoto il punto cruciale della questione: ma questa Villa che cosa vuol dire? Che significa? È un capriccio o una rigorosa struttura fondata su cognizioni e deduzioni esoteriche e misteriche? Ecco, appunto, è così. Ma nessuno lo aveva capito fino in fondo, malgrado numerose e spesso intelligenti e dotte indagini filologiche. E quindi il lavoro di Rocca non è un’aggiunta alla problematica. È proprio la soluzione del problema attraverso una vera e propria dimostrazione di carattere logico-filologico”.

La presentazione si terrà martedì 4 dicembre nella sala conferenze di Gangemi editori, in via Giulia 14.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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