‘Ruote Rugginose’, la passionaccia di un giovane viterbese sul Corriere della Sera
Simone Ceccarelli
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Lo avevamo lasciato di ritorno da Parigi, dopo aver visto battere all’asta la sua Minerva. Una moto special che è entrata nella collezione privata di un belga. In questi giorni la storia di Simone Ceccarelli e della sua abilità artigiana ha conquistato anche il Corriere della Sera.

Simone Ceccarelli conquista, con la sua passionaccia per le due ruote special, il Corriere della Sera. Il giovane viterbese, di cui vi abbiamo già raccontato per il risultato portato a casa alla Rétro Mobile di Parigi (leggi), una delle aste più importanti del mondo per i collezionisti di motori. Il luogo dove la ruggine diventa oro.

Ed è stato così anche per Ceccarelli, che ha visto battere all’asta da Bonhams la sua Minerva. Ad acquistarla un collezionista belga. Il CorSera lo ha raggiunto Ceccarelli per un’intervista sul suo lavoro artigiano, sotto il marchio della sua officina ‘Ruote Rugginose’.

L’etrusco, classe 1984, ha raccontato delle difficoltà di accesso al credito per i ragazzi che vogliono fare impresa e dell’impegno costante che ha messo in questo suo sogno imprenditoriale. Impegno e un ingrediente segreto: la cura maniacale per i dettagli.

”Quello che ha attratto la casa d’aste e l’acquirente – racconta Ceccarelli al Corriere – è stata sicuramente la lavorazione, insolita. Credo di essere il primo ad aver fatto una motocicletta che ha legno e madreperla tra i materiali utilizzati. Il cupolino è in base di vetroresina e ricoperto poi con uno strato di legno di pero e padouk. Il nome Minerva è intarsiato. La lettera ”i” e i due bulloni che reggono il logo ‘’Ruote Rugginose’’ sono di madreperla. Per la verniciatura è stata applicata la tecnica a foglia d’oro e il colore utilizzato è molto particolare, l’effetto finale è fantastico. La sella è stata fatta a mano in pelle color tabacco anticato”.

Al centro dell’articolo dedicato dal giornale nazionale anche la storia di questa moto speciale: ”La moto nasce Ducati Mark 3 250cc del 1971. Era in un magazzino di un collezionista nel Viterbese. Sono andato là per vedere un’altra moto. Ce ne stavano a decine e una in particolare, quella vecchia Ducati, ha catturato la mia attenzione. È stato amore a prima vista. Continuavo a girare per il magazzino – racconta – ma come voltavo lo sguardo era là, diversa da tutte. Mi sono innamorato e l’ho presa con me. Durante la lavorazione, durata quindici mesi, la moto ha subito una vera e propria dieta dimagrante: il telaio è stato accorciato e sfoltito delle parti superflue – spiega Simone – ed essendo tutta in vetroresina il risultato finale è che peserà sì e no 70 chilogrammi”.

LEGGI L’ARTICOLO SUL CORRIERE DELLA SERA

800 Confartigianato
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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